La connettività digitale resa possibile dalle nuove tecnologie software sta inducendo la società e il mondo della produzione in genere a dei cambiamenti enormi, la cui portata e soprattutto rapidità rendono il processo di trasformazione in atto totalmente disruptive rispetto al passato.

Fra le tecnologie più innovative ed interessanti che permetteranno di realizzare traducendo in realtà tutto ciò che finora è stato solo immaginabile, troviamo la stampa 3D, meglio conosciuta come “3D printing”, processo di creazione di oggetti tridimensionali da files digitali usando una “stampante di materiali” (materials printer) con modalità del tutto simili alla stampa 2D di immagini su carta.

Il processo che sta dietro la stampante 3D, nota anche come produzione additiva, si basa sulla creazione di un oggetto fisico mediante la riproduzione dei diversi strati di un disegno o modello; la metafora più immediata che può essere immaginata è quella di una pagnotta di pane realizzata fetta dopo fetta, che sovrapposte poi l’una sull’altra danno luogo al prodotto finito, ricostruito così in tutte le sue caratteristiche.

Dal punto di vista scientifico infatti, il prodotto è il risultato della sovrapposizione perfetta di strati di polimeri condensati che si aggregano per formare materia solida nel rispetto delle dimensioni reali, che possono essere anche di diversa natura in base agli standard produttivi con cui sono realizzati.

Se il processo di realizzazione tradizionale si basava sulla raffinazione del materiale grezzo asportato progressivamente fino ad ottenere la configurazione finale, la vera rivoluzione di questa tecnologia innovativa è il cosiddetto additive making che appunto aggiunge anziché sottrarre fino all’ottenimento per materializzazione della configurazione finale

Le stampanti 3D vengono oggi utilizzate soprattutto per produrre prototipi di nuovi oggetti, i quali verranno poi  costruiti con i metodi convenzionali e questa “manipolazione della materia” sta aprendo nuovi scenari praticamente in ogni fase, dalla produzione, alla formazione, alla campionistica per il mercato, e in ogni settore, dall’industria medica e farmaceutica a quella militare, dall’automotive alla produzione dei beni di consumo in genere.

Oltre agli aspetti più immediatamente tecnologici la rivoluzionarietà di tale innovazione, una volta che la sua diffusione sarà realmente capillare, starà inoltre soprattutto nell’impatto che produrrà sulla”struttura di mercato”, con la possibilità di creare prodotti di consumo tradizionali in loco anziché acquistarli presso negozi terzi.

Disporre di una stampante 3D quale componente di un reparto di produzione o di un generico ufficio aumenterà la disponibilità di prototipi e beni praticamente a km 0, comportandone una diminuzione sostanziale dei costi di realizzazione e logistica, garantendo un livello elevatissimo di customizzazione nonché la realizzazione anche di prodotti di nicchia; è chiaro che questo per contro si tradurrà in una necessità di maggior regolamentazione per i consumatori e nella necessità di revisione della intera filiera, ma a fronte di una probabile contrazione dei posti di lavoro, potrebbero essere proprio le necessità di maggior controllo e una quantità maggiore di rifiuti territoriali da smaltire a garantirne la creazione di nuovi.

Anche in base alle ultime indicazioni in materia di incentivi governativi nell’ottica di Industria 4.0, sembra essere davvero il momento giusto di investire sulle strumentazioni per la fabbricazione additiva., dato che le stampanti 3D professionali rientrano tra i beni legati all’iperammortamento al 250% previsto dalla nuova Legge di Stabilità che, per gli acquisti effettuati nel 2017, permetterà alle imprese di usufruire di importanti agevolazioni fiscali per imprese che operano nel settore industriale.

Quel che è certo è che oggi la maggior parte delle stampanti 3Dhanno costi inferiori ai 10.000 dollari e il giro di affari dell’industria 3D in genere è cresciuto in maniera considerevole negli ultimi anni attestandosi ben oltre i 3 miliardi di dollari;  se fermare il cambiamento è impossibile infatti, come sempre la giusta chiave di lettura dell’innovazione sta nel saperne cogliere l’essenza e nel volgere a proprio vantaggio anche quelli che ad un primo sguardo potrebbero essere banalmente classificati come “effetti collaterali”.

Sara Urbano

Management Academy Sida Group, ISD – Istituto Studi Direzionali

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