Una vera rivoluzione industriale è in atto attraverso il fenomeno della connettività digitale. Il mondo dell’ICT ha profondamente cambiato il nostro modo di intendere l’esistenza, in ogni ambito, personale e professionale: è soprattutto cambiato il nostro modo di comunicare che è diventato più veloce e efficace, anche se talvolta ridondante.
Le aziende sono diventate caricate da molte più informazioni di quanto fossero abituati a gestire. Il processo di ricerca e sviluppo e quello di project management sono diventati la vera differenza; le aziende abituate a sviluppare hanno cavalcato l’innovazione e ne hanno tratto profondi vantaggi strategici, le aziende tradizionali che non investivano nel loro futuro sono uscite dal mercato: non hanno saputo velocemente cambiare mentalità.
La rivoluzione digitale induce nel mondo industriale e dei servizi due fenomeni necessari per la sopravvivenza: un salto quantico di prospettiva e la necessità di applicare tecniche innovative di chaos management.
Secondo un’indagine condotta dal Global Agenda Council on the Future of Software and Society  su 800 manager aziendali e relativa all’impatto dell’applicazione delle tecnologie ICT sugli individui, le organizzazioni, le istituzioni e la società i cambiamenti indotti dalle nuove tecnologie digitali rappresenteranno una discontinuità, vale a dire qualcosa di profondamente permeato nel sistema e assolutamente irreversibile.
Tra tutti i cambiamenti individuati nell’indagine in corso, un cambiamento fondamentale è quello relativo alla robotica e, più genericamente, all’automazione industriale.
La robotica porterà nella nostra vita molte conseguenze positive: in particolare per le aziende questo vuol dire potere avere un più efficace controllo dei costi perché l’armonia tra la distinta base e il ciclo di lavorazione può essere messa a punto finemente (fine attuned, come si dice in gergo tecnico in inglese).
La temuta perdita di posti di lavoro a causa dell’avanzare del processo di automazione è lo spauracchio che molti agitano.
In realtà si tratterà veramente di qualificare/riqualificare le risorse umane, aggiungendo contenuti e formando le persone sulle nuove competenze in modo da permettere alle risorse umane stesse di interconnettersi e agire efficacemente con la tecnologia.
La formazione sarà, ed è già, un processo ineludibile e propedeutico alla ricerca e sviluppo e, come già detto poc’anzi, è necessario che questa profonda comprensione traini uomini e organizzazioni ad affrontare la sfida della tecnologia con grinta, fiducia e determinazione.
L’introduzione dell’automazione e la robotizzazione dei processi genererà anche benefici per la filiera, sia produttiva sialogistica, riducendo gli errori; darà maggiore possibilità di accesso ai materiali e favorirà i processi di ritorno delle aziende ai paesi di origine – per coloro che avessero delocalizzato- in quanto il costo della mano d’opera sarà una variabile più facile da gestire ( e controllare).
Ma il beneficio ICT più rilevante in ambito sociale sarà quello sulla salute umana.
Infatti, lo sviluppo delle piattaforme di metadati – esempio Watson – che interagiranno con i processi di ricerca, potranno agevolare sia la ricerca stessa, favorendo l’accesso a cluster di popolazione prima inimmaginabili sia per i test sia per la prevenzione, le banche di metadati saranno anche utili per il controllo e il monitoraggio delle condizioni epidemiologiche e di vita propedeutiche allo sviluppo delle più svariate patologie.
La diffusione delle tecnologie ICT si lega al problema della cosiddetta Cybersecurity, un argomento molto interessante, un settore che si svilupperà e creerà nuovi posti di lavoro.
Da un lato infatti, si sviluppano sistemi di DISASTER RECOVERY, vale a dire quei sistemi che prevengono le conseguenze di mancanza di energia e continuazione ininterrotta del flusso dati (per fare un esempio si pensi solo alla gestione di un ospedale e alla diversa forma di conservazione dei dati di tutti i pazienti); dall’altra si studiano forme sempre più sofisticate di protezione da attacchi informatici sempre più cruenti (e qui pensiamo al pericolo della intrusione nel sistema militare di controllo di un paese qualsiasi).
La prevenzione e il controllo sulla possibile perdita o alterazione dei dati di un qualsiasi sistema informatico genera però una richiesta indiscussa di nuove professionalità e dà la stura alla richiesta di tantissimi posti di lavoro: basti pensare che, solo in Italia si ricercano oltre 400.000 programmatori informatici specializzati, ma non ci sono nelle scuole e le università specialistiche programmi specifici per formare su argomenti così innovativi, né i giovani hanno accesso alla conoscenza di questa necessità e non accedono a percorsi alternativi in quanto questa possibilità di lavoro non viene neppure ventilata.
In conclusione, il processo ICT è irreversibile, ma i cambiamenti che apporterà vanno visti nell’ottica di sviluppo della conoscenza umana e anche di sviluppo armonico della società. Come in tutte le cose non è la scienza che deve affrontare temi etici e morali in sé stessa ma è l’applicazione delle sue tecnologie che deve essere utilizzata per il progresso e il futuro dell’umanità.

 

 

Anna Masturzo

Management Academy Sida Group