Analisi del software di gestione per la rintracciabilità dei prodotti nella filiera agroalimentare

RFId è l’acronimo di “Radio-Frequency Identification” (Identificazione a Radio Frequenza), una tecnologia che permette il riconoscimento a distanza di un oggetto tramite la trasmissione di onde elettromagnetiche.
Si tratta di un sistema per rilevare contenuti informativi riferiti a persone, animali e oggetti, costituito da due parti: RFId tag (etichetta RFId) ed un lettore di RFId fisso o portatile.
Tale sistema è costituito da microdispositivi che comunicano senza fili tra di loro, scambiandosi informazioni di identità, stato, temperatura e permette il riconoscimento a distanza di un oggetto tramite la trasmissione di onde elettromagnetiche.
Ogni RFId è identificato in modo univoco da un codice EPC (Codice Elettronico di Prodotto), consentendo così di creare una rete di oggetti che possono comunicare tra loro e con noi, raggiungendo volumi potenziali di 1000 miliardi di elementi nel 2016, quando dagli oggetti di un certo valore le RFId passeranno a tutti i prodotti, in sostituzione dell’attuale codice a barre.
Attualmente, le tecnologie di identificazione automatica più diffuse sono quelle dei codici a barre e delle carte a banda magnetica.
Con tale sistema per ottenere l’informazione richiesta occorre mantenere una distanza minima ed orientare l’oggetto verso il lettore.
Il codice a barre non riesce a tollerare alcun rivestimento ed è molto sensibile agli agenti esterni come alte temperature, acqua o sporcizia che degraderebbero il contenuto informativo.
Tutte queste limitazioni sono superate da un sistema RFId grazie alla comunicazione mediante onde a radiofrequenza e alla particolare architettura circuitale dell’oggetto che deve essere riconosciuto, chiamato “transponder”. Ogni transponder può essere identificato in modo univoco grazie ad un codice memorizzato nel proprio microchip e può:

  • assumere qualunque forma desiderata
  • essere esposto a condizioni esterne particolari o essere rivestito con il materiale più idoneo al tipo di utilizzo che si vuole fare dell’oggetto su cui il transponder è applicatopuò immagazzinare anche una notevole quantità di informazioni, lette e scritte in tempo reale anche a distanze di alcuni metri.

Quest’ultima caratteristica è fondamentale per determinare la superiorità di un transponder RFID rispetto alle carte a banda magnetica, per le quali è richiesto un contatto fisico con il lettore.
Le etichette elettroniche consentono la riscrittura dei contenuti, un’elevatissima velocità di lettura contemporanea, la possibilità di trovarsi all’interno del bene che identificano ed una maggiore affidabilità.
Tre sono i macro-campi applicativi nel settore agroalimentare:

  • il controllo sulle linee di produzione
  • la gestione della logistica e della catena dei fornitori (supply chain)
  • il tracciamento del prodotto fino al cliente finale che, come nel caso del campo della prevenzione e della lotta alle frodi nell’agro-alimentare, riveste un’importanza cruciale

L’utilizzo di tale tecnologia è principalmente rivolta a tutte quelle aziende che si occupano della produzione, della distribuzione artigianale e locale e della GDO cioè la grande distribuzione di prodotti agroalimentari che devono necessariamente rispettare tracciabilità dei prodotti alimentari e di tecnologie di supporto, in riferimento alla legge 178/2002 e alla legge Europea 1169/2011 che fornisce ulteriori specifiche legate a una tracciabilità dei prodotti alimentari come l’obbligo di indicare il paese di origine o il luogo di provenienza sull’etichetta delle carni suine, ovine, caprine e di volatili.
In dettaglio, il nuovo sistema di etichettatura richiede norme di tracciabilità in tutte le fasi di produzione e di distribuzione della carne, dalla macellazione fino al confezionamento.
Nel caso della GDO o della distribuzione artigianale e locale, è possibile riscontrare che la catena alimentare oggi coinvolge molti più interlocutori rispetto al passato, imponendo logiche di gestione delle informazioni che necessariamente devono essere condivise per garantire la qualità e il servizio in quanto il bare code, da solo, non è sufficiente.
Gli operatori della filiera alimentare, infatti, devono essere in grado di individuare chi abbia fornito loro qualsiasi sostanza presente in un prodotto alimentare e al tempo stesso di individuare le imprese cui hanno fornito i propri prodotti.
Per realizzare un sistema di tracciabilità dei prodotti alimentari è necessario dunque poter identificare le fasi produttive, di trasformazione, di distribuzione e il prodotto stesso. Infatti la 178/2002 nell’articolo 18 sottolinea come “Cibo e mangimi …. debbono essere adeguatamente etichettati o identificati per facilitarne la tracciabilità”.
Questa applicazione porta vantaggi anche nel settore dell’agricoltura soprattutto nel settore del food, dove la tracciabilità e la rintracciabilità hanno un ruo­lo rilevante: le aziende vedono in questo, un’op­portunità per contrastare il fenomeno della con­traffazione.
Con l’RFId è possibile autenticare i prodotti, in particolare quelli ad alto valore distinguendoli da quelli contraffatti ed evitando frodi sui beni restituiti al mittente; tutto questo permette di ridurre le discrepanze tra quanto spedito dal fornitore e quanto ricevuto dal cliente.
Tra i maggiori problemi nella distribuzione ci sono la perdita e il deterioramento del prodotto; questo ultimo, in particolare, può essere stimato tra 2 e 5 % dello stock. Le cause possono essere di diversa natura: ordini errati, furti, inefficiente gestione degli stock.
L’RFId tramite le sue capacità di tracciamento e identificazione permette di localizzare dove si verificano le perdite.
Una delle criticità maggiori, dopo i costi, sono le possibili minacce e tra queste vi è l’SQL injection che infetta i database con virus o altro malware e rappresenta una delle debolezze più diffuse e verso le quali vengono orientati studi per l’adozione di opportune contromisure.
Molte società hanno già realizzato linee guida essenziali di Reference Architecture, tramite l’adozione di uno schema architetturale accuratamente progettato per chi intende integrare i dati RFId con i propri sistemi back-end aziendali.
L’adozione da parte del Governo italiano del piano nazionale Industria 4.0 per la trasformazione tecnologica e digitale dell’industria rappresenta una grande opportunità per le imprese che operano in Italia.
La legge di bilancio 2017 introduce e amplia l’impianto che prevede gli incentivi fiscali per le imprese che investono nella trasformazione tecnologica e digitale dell’impresa secondo il modello Industria 4.0: iper ammortamento dei beni materiali, super ammortamento dei beni immateriali; proroga, rafforzamento e qualificazione 4.0 per la Nuova Sabatini (disciplina dei Beni Strumentali); crediti di imposta per ricerca e sviluppo, detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti fino a 1 milione di euro in start-up; assorbimento da parte della società “sponsor” delle perdite fiscali dei primi tre esercizi conseguite dalle imprese neocostituite; piani individuali di risparmio:detassazione di specifici redditi derivanti da investimenti a medio/lungo termine.
Questo piano si concentra sull’obiettivo di accrescere gli incentivi fiscali sugli investimenti delle imprese in beni e tecnologie che consentono la connessione tra sistemi fisici e digitali, le analisi complesse (Big Data) e gli adattamenti real-time del sistema produttivo.

 

Caterina Antinori

Qualità e Sicurezza Agroalimentare