riso-agricoltura-biologica-riserie-italia-12-1di Michele Rismondo – Management Academy Sida Group – Area Agroalimentare

I DATI DEL BIO IN ITALIA

L’agricoltura biologica occupa oggi in Italia più di 55.000 operatori, con una superficie di oltre 1,3 milioni di ettari che rappresenta circa l’11% della superficie agricola totale nazionale. Dal 2005 il mercato degli alimenti biologici nel nostro Paese risulta in continua crescita, con un fatturato globale che nel 2014 ha raggiunto i 3,88 miliardi di Euro (dati Ismea, Assobio e Nomisma, 2015). Tale valore comprende il mercato interno, comprese le vendite da parte di ristorazione, bar e food service, per un totale di 2,46 miliardi di Euro, al quale si aggiunge quello delle esportazioni (1,42 miliardi di Euro), dirette prevalentemente verso Europa, USA, Giappone e i Paesi emergenti (Cina, Federazione Russa, Brasile e Argentina). L’Italia, inoltre, è il paese maggior esportatore al Mondo di prodotti biologici, con un tasso di crescita medio annuo del 9,5 % dal 2007 al 2014 (Dati Fibl-AMI e Nomisma 2015).

Per quanto concerne i canali distributivi, le vendite di prodotti biologici confezionati presso la grande distribuzione rappresentano, sempre secondo Ismea, il 41,6% del mercato interno degli alimenti biologici, raggiungendo gli 855 milioni di euro. Il secondo canale per valore del fatturato è rappresentato dai negozi specializzati, che incidono per il 32,7% sul valore del mercato degli alimenti biologici complessivo, mentre una quota abbastanza ampia in termini di fatturato è detenuta anche dai canali più alternativi (10,5%), come mercatini, vendite dirette, gas ed e-commerce, e dai negozi tradizionali (9,3%), seguiti, infine, da farmacie, erboristerie e parafarmacie (6%).

Che il biologico stia crescendo esponenzialmente lo testimonia il dato della domanda interna che nel 2014 è cresciuta del 20% rispetto all’anno precedente, con punte del 44% per i biscotti frollini, del 37% per gli alimenti a base di soia, il 36% per la frutta secca, il 29% per la pasta secca e il 24% per lo yogurt. Nel canale della distribuzione moderna (iper e super) il biologico ha raggiunto oggi il 2,9% sul totale dei consumi alimentari.

IL PIANO STRATEGICO NAZIONALE PER IL BIOLOGICO

Lo scorso 25 marzo il Mipaaf, in Conferenza Stato-Regioni, ha approvato il Piano Strategico Nazionale per il Biologico, un piano che prevede una serie di obiettivi mirati per la crescita del settore, sia in termini di mercato sia di superficie dedicata all’agricoltura biologica, da raggiungere entro il 2020 attraverso una serie di azioni specifiche che riguardano:

  1. rafforzamento della fase produttiva;
  2. rafforzamento delle relazioni di filiera (relazioni verticali);
  3. rafforzamento del sistema biologico (relazioni orizzontali)

Certamente, gran parte della crescita di superfici e operatori del Bio degli ultimi anni è dovuta anche ai notevoli contributi e investimenti a favore dell’agricoltura biologica che la programmazione dello sviluppo rurale ha riservato. Nella programmazione 2007-2013, infatti, le risorse pubbliche investite a favore dell’agricoltura e della zootecnia biologiche nell’ambito della misura dedicate ai cosiddetti “pagamenti agroambientali” hanno raggiunto i 1.591 milioni di Euro, incidendo per l’11,2% sulla spesa pubblica totale sostenuta nell’ambito di tutti i Piani di Sviluppo Rurale Regionali.

IL BIOLOGICO VISTO DAGLI OPERATORI

Se, da un lato, i dati del biologico evidenziano un trend di crescita in grado di dare linfa al comparto agricolo, dall’altro esistono delle criticità del settore evidenziate dal mondo della produzione che rischiano di limitare gli effetti positivi delle dinamiche di mercato. Gli operatori del settore lamentano, infatti, l’eccesso di burocrazia legata alla complessità di un sistema che impone oneri amministrativi e finanziari a carico degli agricoltori (sistema di controllo, accesso ai contributi, ecc.), tutti elementi che rendono ostica e poco appetibile la conversione verso il biologico. Un altro elemento critico riguarda le difficoltà di accesso al mercato da parte dei produttori biologici, derivante da una scarsa capacità di completare la filiera e di aggregazione dei produttori, da prezzi alla produzione talvolta poco remunerativi, anche a causa della concorrenza non sempre equa sui mercati internazionali, nonché dalla ancora scarsa consapevolezza dei consumatori circa le peculiarità dei prodotti biologici rispetto a quelli convenzionali. Ne emerge uno scenario nel quale una quota rilevante delle produzioni biologiche italiane non riesce ad essere valorizzata, finendo spesso per essere immessa e venduta nel mercato del convenzionale.