aziendaChe cosa significa essere motivati? Come mai le aziende chiedono e pongono come condizione fondamentale la motivazione dell’individuo durante un processo selettivo o di valutazione del proprio personale?

La risposta a queste domande parte da un’analisi del modello aziendale che si è sviluppato e concretizzato negli ultimi decenni, il quale ha visto mettere in atto sostanziali trasformazioni da un punto di vista organizzativo e produttivo.

In particolare, ciò che fa la differenza, è la modalità in cui l’azienda viene strutturata internamente, le decisioni che vengono prese durante la costruzione delle aree interne in termini di strategie ma anche di risorse che le compongono.

La ricerca di talenti, di potenziali e di competenze più o meno acquisite, risulta fondamentale nella scelta delle risorse umane da introdurre, ma una delle componenti più importanti che viene richiesta ed indagata in fase di selezione, è la motivazione che caratterizza l’individuo.

Il concetto di motivazione legata all’ambiente lavorativo, trae origine da studi psicologici che hanno trovato una definizione comune nella descrizione di un comportamento che si dirige verso un determinato obiettivo, conseguenza di una serie di fattori dinamici che attuano o orientano un’azione rispetto ad una meta specifica.

Risulta evidente, quindi, come un comportamento privo di motivazione porti inevitabilmente a fallire.

Legando il concetto appena espresso al mondo aziendale, si riesce più facilmente a comprendere l’importanza della presenza di individui fortemente motivati, che abbiano ben chiaro l’obiettivo finale, che lo condividano e che facciano di tutto pur di raggiungerlo, mettendo in campo conoscenze, competenze e continuo desiderio di accrescerle. Un’azienda composta per lo più da risorse stimolate si muove nella direzione di un aumento della qualità del lavoro, di un miglioramento finanziario, economico e produttivo della stessa.

Da quanto si può intendere già fin ora, naturalmente la motivazione è un processo che nasce già all’interno dell’individuo, una caratteristica che lo contraddistingue sia in ambito lavorativo che privato, un modo di affrontare la vita di tutti i giorni indipendentemente dal contesto ambientale in cui si trova. A tal proposito è interessante provare a fare un breve approfondimento su alcuni studi psicologici che hanno tentato di indagare ciò che sta alla base del processo che attiva questa componente.

Una ricerca considerata tra le più importanti in questo ambito, è quella portata avanti dallo psicologo Abraham Maslow, il quale nel 1954 teorizza una serie di bisogni il cui soddisfacimento orienta e attiva la motivazione dell’individuo, inserendoli all’interno di un modello piramidale, la Piramide di Maslow.

In questo modello lo psicologo individua alla base una serie di bisogni di natura materiale e fisiologica, necessari alla sopravvivenza dell’individuo, il quale, una volta soddisfatti, può continuare a salire la piramide ponendosi obiettivi più alti. Al secondo posto si trova il bisogno di sicurezza, ovvero la necessità di garantirsi un futuro e costruire delle certezze sul lungo periodo. Una volta garantita la sopravvivenza e l’esistenza nel tempo futuro, la motivazione dell’individuo si sposta su bisogni sociali o associativi, che sviluppano il senso di appartenenza ad un gruppo di qualsiasi natura, ovviamente anche lavorativa, in quanto è dimostrato che un gruppo unito verso il raggiungimento di un obiettivo condiviso attraverso un metodo riconosciuto ed approvato da tutti i membri, garantisce con percentuali molto più alte l’arrivo al target finale. Direttamente consequenziale è il bisogno di stima, una volta riconosciutosi all’interno del gruppo, l’individuo ha necessità di percepire se stesso e le azioni che intraprende, come parte fondamentale dell’intero processo produttivo, aumentando la propria autostima in relazione all’entità del contributo che riesce a dare e al rispetto che riesce ad ottenere dagli altri membri.

L’ultimo gradino della piramide individuata da Maslow è relativo al bisogno di autorealizzazione, ovvero di aumentare costantemente ed in maniera autonoma le proprie potenzialità, di sviluppare la creatività e l’ingegno per potersi rinnovare e collocare al meglio all’interno di cambiamenti e nuovi contesti siano essi di natura personale o lavorativa.

Il livello più alto di necessità individuato dallo psicologo risulta estremamente interessante ed attuale in un’ottica aziendale, in quanto, per usare le parole dello studioso, “il desiderio di diventare sempre più quello che si è veramente, di diventare il massimo che uno è in grado di raggiungere” garantisce all’azienda la presenza di una risorsa che, non sentendo mai completamente soddisfatto il bisogno, ha una motivazione costante e crescente rispetto agli obiettivi che le vengono posti.

Se secondo Maslow “un bisogno soddisfatto non è più motivatore di comportamenti“, allora diventa di grande interesse anche per il manager assicurarsi del livello di soddisfazione di ogni gradino, per comprendere al meglio come mantenere sempre viva quella motivazione che già l’individuo stesso deve necessariamente possedere al fine di stimolarla costantemente.

Un ultimo spunto che è possibile cogliere dagli studi dello psicologo statunitense, riguarda le richieste che vengono fatte dai vertici aziendali al giorno d’oggi rispetto alla tipologia di risorsa ricercata.

Se fino a qualche decennio fa gli individui e le stesse aziende erano più concentrati sulla soddisfazione del bisogno di sicurezza per garantire una serie di risultati economici e produttivi, ad oggi è il bisogno di autorealizzazione che in qualche modo governa il rapporto tra azienda e lavoratore. Da una parte l’individuo orientato al successo, sceglie una posizione lavorativa in un’ottica di soddisfacimento del bisogno di stima, che sia intesa come percezione rispetto a se stessi o di riconoscimenti che vengono da altri, e della crescita personale; dall’altra parte il modello aziendale odierno viene strutturato attraverso figure di responsabili, manager o futuri tali, caratterizzati proprio da una motivazione infinita, in grado di essere stimolata da obiettivi diversi e ricerca di conoscenze e competenze sempre nuove.

La figura del talento, oggi tanto presente nelle richieste aziendali, si riferisce proprio alle caratteristiche appena descritte, ad individui che mostrano le potenzialità per una crescita in termini lavorativi dovuta ad uno stato motivazionale che parte in primis da loro stessi, per poi essere sviluppata dall’azienda stessa.

In questo senso le motivazioni individuali devono sposarsi con gli obiettivi aziendali, al fine di far convergere il più possibile gli intenti dell’individuo con quelli produttivi e lavorativi, aumentando di giorno in giorno le performance del proprio management e del personale.

di Angela Maccarone

Management Academy Sida Group

Area Risorse Umane