Flavio Guidi

Flavio Guidi

di Flavio Guidi – Management Academy Sida Group – Area Macroeconomica.

Non sono una novità le misure necessarie per accelerare la crescita. E’ solo un fatto di responsabilità della classe politica ed istituzionale, nonché un atto di coscienza/onestà intellettuale rispetto ai valori che sottendono la funzione politica.

Non si esercita la professione del politico per opportunismo individuale, di partito o di casta. La motivazione deve essere quella di gestire i problemi della società con abnegazione ed altruismo. Anche gli attori della burocrazia, delle istituzioni e della magistratura devono acquisire la consapevolezza che il progresso è lo strumento al servizio della collettività e che la conservazione è lo strumento al servizio dell’opportunismo individuale e/o potere.

La prima manovra è di tipo patrimoniale, ovvero la riduzione dell’indebitamento, che oggi è oltre 2.200 miliardi, corrispondente al 136% del PIL (1.616) e che pesa sul conto economico dello Stato,  a livello di interessi, per almeno il 3,9%, pari a oltre 84 miliardi l’anno.

Un aumento dei tassi porterebbe ad un immediato aggravio della spesa pubblica, con sottrazione di ulteriori risorse per l’investimento. Una riduzione dell’indebitamento, attraverso la diminuzione degli interessi passivi, lascerebbe risorse per finanziare i nuovi investimenti strategici: è stato già contemplato lo smobilizzo del patrimonio immobiliare, ammontante a 340 miliardi, da realizzarsi attraverso una legge che imponga ai proprietari pubblici di trasferire le risorse in un Fondo che, nel tempo, gestirebbe lo smobilizzo, realizzando a breve la copertura per gli acquisti con l’emissione di un prestito obbligazionario.

Per tale operazione è necessario soltanto un atto di volontà collegiale, al fine di superare i vincoli burocratici. La seconda manovra è quella di eliminare le partecipazioni improduttive, cedendo tali attività a privati; in questo modo si avrebbero benefici sia in termini di riduzione dell’indebitamento che di eliminazione di perdite d’esercizio.

spending reviewLa spending-review deve essere perseguita con determinazione, velocità e con strumenti già contemplati: “Zero Budgeting”; in tal modo si riqualificherebbe la spesa, recuperando così risorse per l’investimento strategico. Anche in questo caso serve decisione, coraggio e responsabilità politica. Le spese improduttive sono state stimate in molti, troppi miliardi.

L’investimento rappresenta la componente strategica per l’accelerazione della crescita. Le risorse liberate dalla razionalizzazione della spesa e quelle provenienti dalla CEE dovrebbero riavviare gli investimenti in infrastrutture (ricordiamo gli effetti del Piano Marshall).

Per quanto riguarda invece l’occupazione, ricordando che in Italia esistono 5 milioni di aziende, basterebbe incentivare le piccole aziende (artigiani, commercianti, agricoltori, professionisti) ad assumere un dipendente ad un costo aziendale non superiore ad 800€ al mese e in tal modo si avrebbe un drastica riduzione della disoccupazione, pari ad almeno 2.000.000 di unità.

Bisogna rendere flessibile il lavoro e ridurne il costo (no contributi né tasse per 5 anni e credito d’imposta per i nuovi assunti). L’effetto sulla domanda rinvigorirebbe i consumi, dando forza alle aziende che vedrebbero così colmare la loro capacità produttiva, aumentare gli utili e generare risorse per finanziare gli investimenti necessari al cambiamento. La fiducia nell’impresa riprenderebbe, migliorando le attese.

E’ infine necessario ridurre il carico fiscale per le imprese e rendere rapidamente più efficaci la burocrazia e la giustizia. Non è vero che non ci sono le risorse, è che esse vengono spese male. E’ un problema di buon governo e di sostegno dell’intera classe politica ed istituzionale; è un problema di qualità della nostra politica.