Il mercato dell’Intelligenza Artificiale (AI) sta crescendo in tutto il mondo.
Sono sempre più numerose le startup e le imprese che decidono di investire in sistemi di Digital Innovation, un mercato estremamente pervasivo perché interessa trasversalmente vari settori: dal manifatturiero all’automotive, dal finance all’healthcare, dal digital marketing ai media.
C’erano una volta il pc e il digital signage (che oggi ci sono ancora). Poi sono arrivati i totem interattivi, gli smartphone, i tablet, gli smart glass, gli smartwatch… Tutto un mondo di informazioni ha iniziato a girare intorno a noi, nel nostro ruolo variabile di utenti, dipendenti, collaboratori, consumatori, clienti o cittadini. Gli ERP non sono solo piattaforme gestionali, ma abilitatori di nuovi servizi multicanali che permettono di accedere a tutta una serie di informazioni digitalizzate. Servono alle persone che lavorano nelle aziende a lavorare in un modo nuovo, diverso e integrato, all’insegna della massima condivisione e collaborazione, con un’intelligenza di sistema a valore aggiunto che, grazie a una multicanalità di fruizione, vale dentro e fuori all’azienda. Cloud e virtualizzazione sono le nuove strade di una governance virtuosa, che garantisce maggiore supporto a tutti gli utenti secondo approcci caratterizzati dalla massima flessibilità ma anche da una maggior sicurezza.
L’ERP da suite gestionale diventa lo snodo di un Big Data Management di nuova generazione, progettato non solo per convogliare e gestire una molteplicità di flussi informativi, ma anche per offrire nuovi strumenti di ricerca e interpretazione dei dati. L’evoluzione naturale dell’ERP è sia nella sua fruizione on demand, sia nel potenziamento di tutti gli aspetti legati alla Business Intelligence. Perché l’innovazione digitale ci insegna che non c’è business senza intelligence. La digital Innovation sta cambiando il modo di raccogliere, analizzare e integrare i dati. E di fronte all’aumento delle fonti informative disponibili, sempre più aziende italiane comprendono che gli Analytics rappresentano una fonte di vantaggio competitivo e uno strumento di evoluzione del modello stesso di impresa. Nel 2015 il mercato degli Analytics in Italia cresce del 14%, raggiungendo un valore complessivo di 790 milioni di euro, composto per l’84% da Business Intelligence e per il 16% da Big Data. La crescita della parte Big Data, seppure ancora marginale nei volumi, risulta tuttavia molto più robusta con un tasso annuo del +34%, mentre la Business Intelligence si ferma ad un +11%. Analizzando il mercato degli Analytics per settore si scopre come nel 29% dei casi sia diffuso nelle banche e nel 21% dall’industria, seguiti da telco e media (14%), da PA e sanità (9%), altri servizi (8%), GDO (8%), utility (6%), assicurazioni (5%). Il tasso di crescita maggiore però riguarda assicurazioni, banche e media con tassi di crescita tra il 15% ed il 25%, seguiti da utility, GDO, servizi. Nel 2016 gli Analytics saranno la principale priorità̀ di investimento (44%) per i CIO italiani e le competenze per la gestione dei Big data sono ritenute la sfida organizzative più rilevante per la trasformazione digitale delle imprese nell’anno in corso secondo il 22% dei CIO. Uno scenario che mostra chiaramente come le imprese del nostro Paese abbiano compreso l’importanza di estrarre insight dei dati. Ma la maggioranza delle organizzazioni non dispone ancora di una strategia di business trainata dal valore associato ai dati. Le iniziative di Business intelligence sono ampiamente diffuse tra le aziende italiane. In metà delle organizzazioni (48%) sono già utilizzate a regime per la maggior parte degli ambiti applicativi, mentre nel 40% a regime in alcuni ambiti applicativi. Molto più rari i sistemi di Big Data: in nessuna organizzazione sono già utilizzati a regime per la maggior parte degli ambiti e solo nel 17% sono a regime in ambiti specifici: nella maggior parte del campione (56%) non ci sono ancora progetti, nel restante 27% dei casi si è in una fase di pilota. Analizzando gli ambiti applicativi di Analytics si possono identificare diversi livelli di maturità:

  • In crescita: molto diffusi e con interesse potenziale alto, il CRM analytics (presente nel 56%), finance & accounting analytics (52%), top management dashboard Solutions (41%);
  • Emergenti: poco diffusi ma con interesse potenziale elevato, e-commerce analytics (18%), customer experience analytics (11%), Social & Web analytics (7%);
  • Nicchie: di particolare interesse per alcuni settori, come Security analytics (8%), telecommunication analytics (8%), transportation analytics (2%);
  • Consolidati: con buoni tassi di diffusione ma tassi di crescita limitati, come Supply chain analytics (29%), Human Resources analytics (26%), production planning & Sales (26%).

La funzione aziendale che utilizza maggiormente soluzioni di Analytics si conferma quella del marketing & vendite (77%), seguita da amministrazione, finanza e controllo (76%), sistemi informativi (60%), acquisti (55%), produzione (44%), supply chain (43%), risorse umane (31%), ricerca & sviluppo (20%). La rilevazione dell’Osservatorio che ha coinvolto oltre 160 responsabili di funzione di medio e grandi imprese mostra come per il 96% degli intervistati quello dei Big data sia un trend rilevante da comprendere per poter far evolvere il modello di impresa o addirittura una rivoluzione che cambierà il modo di fare impresa. Solo il 4% non conosce i Big data o lo ritiene un termine vuoto. Una buona parte (68%) ammette però che non vengono ancora completamente colte le forti potenzialità e il 31% che rappresentano un supporto importante.

Concludendo, le aziende impegnate nella trasformazione digitale, destinata a rivoluzionare i modelli di business, hanno bisogno di un partner in grado di affiancarle assumendo il ruolo di fornitore tecnologico così come quello di consulente strategico sempre presente e propositivo. Una volta definiti gli obiettivi e la strategia, il passo successivo è quello di individuare le persone da far “salire a bordo” del progetto. La scelta delle persone diventa di importanza chiave per far sì che vada a buon fine. In particolare sarà fondamentale capire le doti di managerialità che le stesse possiedono e saranno in grado di mettere in campo. A differenza del lavoro quotidiano proprio della funzione aziendale di cui la persona farà parte, dove sono più rilevanti il bagaglio di competenze di cui la stessa dispone all’interno di un progetto di cambiamento, saranno invece le competenze manageriali.

 

 

Rosa Saladino

Area Economico Finanziaria