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INTELLIGENZA EMOTIVA

UN NUOVO MODO DI ORIENTARSI NEL PROGETTO PROFESSIONALE

 

Che il quoziente intellettivo non sia più caratteristica imprescindibile per avere successo al lavoro e possedere le qualità per essere riconosciuti un talento, è fatto ormai noto; che le competenze emotive influiscano in maniera significativa sulla performance lavorativa della risorsa eccellente, è ancora un concetto al quale non sempre viene dato il giusto peso.

Proprio così, molteplici studi sull’intelligenza hanno oramai confermato che in un’ottica di competenze professionali e di talentuosità lavorativa, ognuno di noi possiede delle intelligenze, intelligenze multiple, appunto che permettono di esprimere con maggiore facilità e padronanza alcune attività cognitive che caratterizzano il nostro modo di comportarci al lavoro.

Gardner ad esempio ne individuò 7, linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, corporeo-cinestesica,  intrapersonale e interpersonale scoprendo così che la persona performante non è soltanto quella che possiede un QI elevato, ma è anche colei che riesce ad applicare al meglio quelle che sono le proprie attitudini e predisposizioni cognitive, cioè le intelligenze multiple che la caratterizzano e che spesso sono innate nell’individuo.

Un ulteriore elemento di fondamentale importanza è rappresentato dalle competenze emotive e cioè dalla capacità di saper agire il contesto mantenendo il giusto equilibrio tra emozione e razionalità, aspetti questi alla base del concetto di intelligenza emotiva.

L’intelligenza emotiva ( Goleman) conta forse più del QI che è fisso dall’adolescenza, più della competenza, più della cultura, per determinare la riuscita nel lavoro. Questo perché l’intelligenza emotiva agisce e influisce sul saper essere e sul sapersi relazionare.

La capacità di gestione dell’ansia e dello stress in situazioni critiche, lavorare per priorità, decidere in condizioni di incertezza, auto motivarsi ed auto stimarsi, così come la capacità di saper lavorare in gruppo, ascoltare e capire i sentimenti altrui, sono qualità fondamentali per poter equilibrare aspetto emotivo e razionale e per sapersi inserire ed agire in  molteplici contesti.

Le componenti dell’intelligenza emotiva sono 5:

  • MOTIVAZIONE: comporta la conoscenza delle tendenze emotive che guidano o facilitano il raggiungimento degli obiettivi. E’ la spinta interiore alla realizzazione e al miglioramento.
  • EMPATIA: comporta la consapevolezza dei sentimenti, delle esigenze e degli interessi altrui. E’ l’abilità di comprendere le emozioni, i punti di vista e le realtà degli altri.
  • CAPACITA’ DI SOCIALIZZAZIONE: l’abilità di comunicare e relazionarsi con gli altri.
  • CONSAPEVOLEZZA DI SE il comprendere noi stessi, le nostre emozioni, i nostri punti di forza, i nostri punti deboli e come noi siamo percepiti dagli altri.
  • PADRONANZA DI SE’: la capacità di dominare/controllare i propri stati d’animo interiori, le emozioni e gli impulsi distruttivi. Pensare prima di agire.

Laddove la risorsa le possieda tutte, la sommatoria del valore di tali dimensioni permette di raggiungere già un buon 60% delle performance lavorative che rispecchiano l’eccellenza ricercata in azienda; il restante 40%, dettato appunto dalla capacità di applicare l’intelligenza o QI che viene richiesto dal ruolo, dipende dalla corrispondenza che esiste tra attività lavorative che la risorsa è chiamata a svolgere e corrispondenza con le proprie attitudini, “intelligenze” che lo svolgimento del ruolo richiede di mettere in campo.

Il concetto di talento o eccellenza lavorativa quindi non è rappresentato dal genio della situazione, ne dal risolutore di tutti i problemi aziendali, ne tanto meno è il performer: il talento aziendale è colui che possiede una naturale inclinazione a svolgere quel determinato ruolo, sia esso operativo, esecutivo, gestionale, dirigenziale, imprenditoriale, esprimendo in esso doti innate, competenze, conoscenze, esperienza, intelligenza, intelligenza emotiva, atteggiamento, carattere, tensione al risultato e capacità di apprendere e crescere.

Le aziende quindi, nelle fasi di valutazione dei propri talenti, dovrebbero mettere in atto tutta una serie di strumentazioni che gli permettano di cogliere non solo la professionalità “tecnica” che la risorsa sa esprimere al lavoro, ma anche e soprattutto la capacità saper governare le emozioni nella gestione della complessità, del cambiamento e nella ricerca della soluzione del problema che gli si presenta.

L’impatto dell’Intelligenza Emotiva sulla performance dei talenti è spesso di gran lunga superiore al tecnicismo/competenza professionale che li caratterizza.

Giada Cappelleti
Management Academy Sida Group
Area Risorse Umane