L’industria 4.0 viene considerata da molti come la quarta rivoluzione industriale.
La prima è stata ai tempi del binomio vapore-carbone grazie al quale si è si è affermato il sistema fabbrica.
La seconda è ricordata indubbiamente per l’avvento dell’elettricità, l’applicazione tecnologica della scienza, mentre la terza, quella che fino a poco tempo fa era riconosciuta come la rivoluzione che arrivava fino ai giorni nostri: caratterizzata dai computer, smartphone, energia nucleare e della digitalizzazione.
Questa quarta rivoluzione industriale non ha ancora un profilo delineato, per questo vengono ricomprese sotto l’enorme concetto “Industria 4.0” diverse denominazioni come “smart manufatcuring”, “Cloud Manufacturing” (CMfg), “Internet of things” ( IoT), “Advanced Human Interface” (AHMI) e altre numerosissimi acronimi che portano ad un’unica riflessione: il mondo è cambiato e continuerà a farlo.
Minimizzando è consuetudinario ritenere che si tratterà di una modifica del sistema industriale, gli operai saranno sostituiti da dei robot e l’intero catena di produzione sarà più fluida ed automatizzata. Non è così.
Oggi, la rivoluzione 4.0 sta cambiando il modo di concepire i prodotti sin dalla fase primordiale e questo nel futuro arriverà a toccare tutta la popolazione.
Il passaggio cruciale, che sarà anche il più evidente, si riscontrerà nel transito dai mercati di massa alla personalizzazione di massa.
La trasformazione in corso, proprio come in ogni cambiamento, può avere due diversi risvolti con possibili conseguenze che si contrappongono: da un lato, se gli sviluppi proseguiranno in maniera ottimale si assisterà alla sostituzione della forza lavoro umana con quella robotica per tutti i lavori più stressanti e metodici presenti all’interno di una catena di montaggio; questo permetterà ai lavoratori di dedicarsi alla gestione di mansioni più interessanti e stimolanti.
Di contro, se l’attuazione di queste innovazioni dovesse incontrare degli ostali o criticità, potrebbero aversi dei risultati negativi e, ipotizzando i casi più difficili, portare a fenomeni di luddismo.
In realtà, le rivoluzioni in ambito industriale, creano comunque delle opportunità e un auspicabile aumento di profitti.
Per ottenere vantaggi economici è necessario valutare le opportune strade da percorre, compito questo di chi governa che dovrà garantire l’assenza di squilibri sociali; infatti, momento centrale è costituito dalla gestione e distribuzione delle ricchezze che verranno generate dagli stessi cambiamenti.
Si riconoscono circostanze storiche in cui, grazie all’efficientamento della produttività industriale, attuata da chi aveva ritenuto vincente andare a sostituire gli operai con le macchine, ha generato, con stupore, il consequenziale aumento delle assunzioni; da questo ne consegue che una delle caratteristiche proprie di questa rivoluzione è che l’innovazione tecnologica non invade soltanto l’ambito strettamente produttivo.
È difficile fare una proiezione e dire dove ci porterà questa Industria 4.0 ma, già oggi, sono evidenti dei segnali di una più facile e diffusa accessibilità ai prodotti e una maggiore rapidità di comunicazione.
Lo schema tradizionale della grande azienda strutturata e suddivisa in reparti complessi caratterizzata da una precisa ripartizione di mansioni rischia di trasformarsi in un “goffo elefante” non più capace di destreggiarsi progredendo con agilità.
Le PMI hanno da questo punto di vista, l’opportunità di adeguarsi rapidamente ad un mercato crescente e variegato.
Ecco che quindi, a fronte di tutti questi cambiamenti chi riuscirà a cavalcarli e ad uscirne vincitore sarà di nuovo il più competitivo.
Diventa obsoleto il concetto in cui la potenza più grande sovrasterà quella più piccola, di fatto come afferma Klaus Schwab (fondatore del World Economic Forum): “in the new world, it is not the big fish which eats the small fish, it’s the fast fish which eats the slow fish”.

 

 

Edoardo Falcucci

Area Eventi