L’internet delle cose e per le cose.
Negli ultimi 50 anni abbiamo vissuto dei cambiamenti tecnologici epocali che hanno letteralmente stravolto le abitudini e i comportamenti della società: faccio riferimento alla televisione (le prime televisioni in bianco e nero poi l’avvento della televisione a colori, quindi l’esplosione delle piattaforme satellitari e digitali con vasta offerte di programmi di tutti i generi), alla telefonia (da quella iniziale fissa contraddistinta dagli apparati telefonici grigi a “rotella” presenti in ogni abitazione, per diventare mobile per le comunicazioni voce e estendersi a contenuti multimediali), alla pervasività di internet (che ha permesso di disporre le informazioni e rendere il consumatore più preparato), alla posta elettronica (che ha abbattuto enormemente i tempi di comunicazione rispetto alla posta ordinaria).
Altresì ritengo che continueremo a vivere nei prossimi decenni altrettanti cambiamenti tecnologici significativi per i quali, sia l’individuo sia  il mondo economico, debbono porre attenzione, seguire e studiare attentamente per capire quali possano essere le ripercussioni e gli impatti.
Oggi siamo nel mezzo di quella che è comunemente definita la quarta rivoluzione industriale, che sfrutterà il coacervo delle singole tecnologie affermatesi negli ultimi anni, per presentarsi come un complesso e variegato sistema tecnologico dalle enormi potenzialità.
In questo contesto assume una notevole rilevanza la curiosità, caratteristica a volte considerata un difetto ma che in realtà è un pregio nel momento in cui diventa “pulsione per la ricerca di informazioni”. La curiosità deve spingere tutti gli attori coinvolti a capire bene quali possano essere le conseguenze positive che si possono ottenere da un buon utilizzo da queste tecnologie innovative, sviluppando uno spirito critico su di esse al fine di non doverle subire passivamente facendosi da esse dominare.
Due ricercatori americani della University of Rochester (Celeste Kidd e Benjamin Hayden) hanno spiegato che «la curiosità è la forza che ci motiva all’esplorazione e all’apprendimento, ed è quindi un motore di conoscenza».
Nel caso della “quarta rivoluzione industriale” non si ha una singola e rivoluzionaria tecnologia abilitante (es. il vapore o l’elettrificazione) piuttosto, un insieme di tecnologie abilitanti che vengono ad aggregarsi grazie ad internet in modo sistemico in nuovi paradigmi produttivi. Questi paradigmi sottenderanno innovazioni di natura assai diversa, anche a seconda del settore: di processo, organizzative, di prodotto, e di modello di business.
Pertanto, stiamo parlando di una rivoluzione in divenire rappresentata dal fatto che i prodotti che le nostre aziende manifatturiere producono, anche i prodotti di contenuto povero, potranno continuare a “vivere” una volta che abbiano varcato i cancelli di uscita dello stabilimento produttivo, per essere consegnati al cliente. Infatti i prodotti potranno comunicare, parlare, interloquire, interagire, adattarsi all’ambiente in cui si trovano, registrare il tempo e il modo di utilizzo, il loro funzionamento, la loro ubicazione, e tanto altro.
Per essere pragmatico voglio allora portare una esperienza personale diretta. Ho avuto modo di lavorare recentemente in una azienda manifatturiera fortemente innovativa: la Teuco. La Teuco ha sempre operato nel settore idrotermosanitario, sviluppando e producendo prodotti nel settore bagno quali vasche, vasche idromassaggio, docce, ….
Si tratta di un’azienda che ha sposato la strategia della differenziazione (Michael Porter “Competitive Advantage to Corporate Strategy” 1987) e in tal senso aveva di fatto scelto di competere sul mercato facendo della innovazione di prodotto, di processo e di servizio il suo fattore critico di successo.
Tra le tante innovazioni che ho avuto la fortuna di vivere, riporto qui quella che è stata una idea che si potrebbe definire ”pioneristica” di quello che oggi si dice essere Internet of Things. Erano i primi anni 2000 e l’azienda pensò di sfruttare al meglio quella che era la ”intelligenza artificiale” che i prodotti avevano già a bordo in termini di elettronica, di software e di raccolta dati. Il problema si era posto per il motivo che, una volta che i prodotti erano venduti alla rete di distributori (Trade), si perdevano assolutamente tutte le loro  tracce. Infatti non si sapeva dove il prodotto fosse stato installato, se venisse utilizzato, per quanto tempo, quali tra tutte le funzioni insite del prodotto (programmi di idromassaggio, massaggio plantare, massaggio cervicale, linfodrenaggio, ….) fossero maggiormente usate.
Si pensò che se l’azienda avesse potuto disporre di tutte queste informazioni da tutti i prodotti installati nel mondo, avrebbe avuto un tale patrimonio informativo, sul reale uso del prodotto, che avrebbe potuto permettere :

  • alla funzione Ricerca & Sviluppo progettare nuovi prodotti con specifiche funzioni (Over-quality / Over-Cost), anticipare la previsione di fine ciclo di vita di un prodotto, migliorare le funzioni;
  • al Marketing strategico segmentare la offerta per tipologia di clientela e fornire servizi aggiuntivi e complementari per offrire “valore” alla clientela;
  • alla Assistenza Tecnica effettuare una manutenzione predittiva, prevenendo eventuali guasti e mostrare proattività nella riparazione, migliorare la efficienza degli interventi dei centri di assistenza tecnica, ottimizzare le scorte di ricambi per area geografica.

Era sicuramente un’idea geniale che avrebbe avuto delle ricadute positive sia per l’azienda che per i consumatori. Al tempo però l’attuale coacervo delle tecnologie non era ancora maturo. L’elettronica e i suoi componenti (microprocessori e sensori) avevano un costo elevato e le loro dimensioni non erano eccessivamente piccole; la connettività non aveva ancora raggiunto la sua maturità sia in senso di diffusione che di velocità. La connettività si basava sulla tecnologia mobile GSM (oggi abbiamo 4G e WiFi) e non si aveva la certezza della copertura del segnale per abitazioni che geograficamente potevano essere in zone non raggiunte dalla rete e per i prodotti che sarebbero stati installati nell’ambiente bagno.
Era un’idea antesignana e l’azienda, connotata da forte innovazione, si era dimostrata troppo precursore e pionieristica rispetto alla maturità delle tecnologie esistente. Ma l’idea era alla base di quello che oggi si intende per INTERNET OF THINGS.
Oggi la connessione tra oggetti attraverso internet è resa possibile dalla disponibilità di sensori e attuatori (congegni in grado di collegare la componente digitale con quella meccanica degli oggetti) sempre più piccoli, dalla presenza di connessioni a internet a basso costo e pressoché ubique.
Già ora, 14 miliardi di sensori sono collegati a magazzini, sistemi stradali, linee di produzione in fabbrica, rete di trasmissione di energia elettrica, uffici, abitazioni. Nel 2030, si stima che più di 100 miliardi di sensori collegheranno l’ambiente umano e naturale in una rete globale intelligente e distribuita.
Ciò rappresenta e rappresenterà uno dei “punti di discontinuità” che condizioneranno il mondo del futuro, sempre più digitale e sempre più interconnesso. Punti di discontinuità che avranno luogo con ogni probabilità nei prossimi dieci anni fornendo una immagine vivida dei profondi mutamenti generati dalla quarta rivoluzione industriale.
La natura di questa rivoluzione tecnologica implica che il confine tra manifattura e servizi divenga sempre meno netto, con un crescente coinvolgimento delle imprese manifatturiere in attività di servizio attraverso una separazione meno netta tra componente fisica e parte digitale della manifattura: i sistemi produttivi evolvono verso i modelli cyberfisici, i modelli di business evolvono verso modelli industriali di servizio.
È inevitabile ed ineludibile che l’Internet delle Cose (IoT) avrà delle conseguenze e di seguito proveremmo ad individuare quelle positive, quelle negative e quelle per le quali non è ancora nota la conseguenza.
Le conseguenze positive potranno essere :

  • Realizzazione di prodotti che possono essere “connessi digitalmente”;
  • Possibilità di usufruire di servizi digitali complementari di un determinato prodotto;
  • Accesso ai cosiddetti “gemelli virtuali”, ovvero alle rappresentazioni digitali di un prodotto fisico, che forniscono informazioni precise ai fini del monitoraggio, del controllo e delle implicazioni di un determinato bene;
  • Trasformazione dei gemelli virtuali in elemento attivo nei processi aziendali, informativi e sociali;
  • Possibilità per gli oggetti fisici di percepire a pieno l’ambiente circostante, agendo o reagendo in maniera autonoma;
  • Nuove conoscenze attraverso la connessione di oggetti “intelligenti”;
  • Aumento della efficienza nell’utilizzo delle risorse;
  • Aumento della produttività;
  • Migliore qualità della vita;
  • Minore impatto sull’ambiente;
  • Riduzione dei costi per la fornitura dei servizi;
  • Maggiore domanda di spazi di archiviazione e banda larga;
  • Cambiamenti di mercato del lavoro e delle competenze richieste.

Le conseguenze negative potranno essere :

  • Minore privacy
  • Perdita di posti di lavoro per i soggetti poco qualificati;
  • Rischio di attacchi informatici, minore sicurezza;
  • Livelli più alti di complessità e perdita di controllo.

Aspetti con conseguenze non ancora note:

  • Cambiamenti nel modello di impresa;
  • Impatto del valore dei contenuti sul modello d’impresa;
  • Dislocazione capillare delle infrastrutture per usufruire delle tecnologie della informazione;
  • Automazione del lavoro cosiddetto cognitivo (analisi, valutazione, diagnosi)
  • Conseguenze di una potenziale “Pearl Harbor digitale” (Hacker e terroristi potrebbero paralizzare le infrastrutture, impedendo approvvigionamento di cibo, carburante ed energia elettrica per settimane);

Di seguito riportiamo alcuni casi mondiali che possono dare l’idea della dimensione pratica del cambiamento:

  • FORD GT ha dieci milioni di linee di codice software al suo interno;

Fonte: http://blogs.ca.com/2015/08/13/iot-is-bringing-lots-of-code-to-your-cars-hackers-too/?intcmp=searchresultclick&resultnum=8

  • Il nuovo modello della popolare GOLF VOLKSWAGEN ha 54 unità di elaborazione centrale: all’interno del veicolo vengono elaborati circa 700 dati per un totale di 6 Gigabyte per ciascuna vettura;

Fonte : IT-Enabled Products and Services and IoT, Roundtable on Digital Strategies Overview, Center for Digital Strategies at the Tuck School of Business at Dartmouth, 2014

  • Si stima che entro il 2020 più di 50 miliardi di dispositivi saranno connessi a Internet. Eaton Corporation realizza sensori per pompe ad alta pressione che possono percepire il momento in cui queste stanno per logorarsi, evitando possibili incidenti e portando a un risparmio dei costi relativi ai tempi di inutilizzo di tutti quei dispositivi che utilizzano questa pompe;

Fonte : The Internet of Things: The Opportunities and Challenges of Interconnectedness, Roundtable on Digital Strategies Overview, Center for Digital Strategies at the Tuck School of Business at Dartmouth, 2014

  • Secondo quanto riporta BMW, già lo scorso anno l’8% delle auto nel mondo, ovvero 84 milioni di veicoli, era connesso alla rete attraverso qualche dispositivo. Entro il 2020, questa percentuale aumenterà al 22% (ovvero 290 milioni di veicoli).

Fonte : http://www.politico.eu/article/google-vs-german-car-engineer-industry-american-competition/

  • Compagnie di assicurazione come Aetna stanno cercando di capire in che modo dei sensori posizionati all’ interno di un tappeto possano essere di aiuto nel caso di un infarto. Percependo qualsiasi cambiamento nell’andatura di un soggetto, suddetti sensori possono inviare queste informazioni a un medico affinché effettui una visita.

Fonte : The Internet of Things: The Opportunities and Challenges of Interconnectedness, Roundtable on Digital Strategies Overview, Center for Digital Strategies at the Tuck School of Business at Dartmouth, 2014

Quindi per mantenere alta la competitività nel mondo, delle nostre imprese e del nostro Sistema Italia è assolutamente necessario che sia la società e collettività, che il mondo economico ed imprenditoriale, siano i principali attori di questo epocale cambiamento e ciò lo si potrà raggiungere solo se ognuno, in qualsiasi ruolo si trovi, abbia fame di conoscenza e mostri “curiosità”.

 

 

Romano Mataloni

Area Digitale ICT