ATTENZIONE AGLI INDICI DI SOLIDITÀ PATRIMONIALE.

In un periodo caratterizzato da una profonda recessione economica, la tutela del patrimonio dell’imprenditore risulta di fondamentale importanza. Questo costituisce la “ricchezza” accumulata nel corso degli anni e la base su cui fondare lo sviluppo futuro.

È necessario, nell’approcciare il problema, mantenere nettamente distinti il patrimonio personale dal patrimonio aziendale dell’imprenditore: il primo rappresenta le disponibilità immesse dall’imprenditore nella propria azienda, e in quanto tale soggiace al rischio di impresa, il secondo è riferito, al contrario, alle disponibilità personali dell’imprenditore, “fuori” dal rischio di impresa.
Nella realtà, soprattutto in contesti economici di medio-piccole dimensioni (Pmi) e in periodi di profonda crisi e di credit crunch, anche il patrimonio personale dell’imprenditore soggiace al rischio di impresa laddove sia stato utilizzato per garantire, presso il sistema del credito, il funzionamento dell’attività. È evidente la pericolosità di una tale condizione: la crisi dell’impresa è in grado di compromettere non solo quanto direttamente investito nell’attività economica, ma anche ciò che è “esterno” ad essa, e in prospettiva è in grado di minare qualunque possibilità di ripresa dell’atdell’attività.
Un’adeguata tutela del patrimonio dell’imprenditore passa quindi, in primo luogo, nel porre in essere tutte quelle azioni che consentano di mantenere il patrimonio personale svincolato dal rischio d’impresa.
Vi è poi la necessità di salvaguardare il patrimonio aziendale; questo concetto, evidentemente, non è circoscritto al solo patrimonio netto, cioè alle risorse finanziarie conferite dall’imprenditore per il funzionamento della sua azienda, ma si allarga a tutti quegli elementi, anche intangibili, che costituiscono il valore di un’azienda: il suo know how, l’addestramento del personale, la sua capacità di distinguersi sul mercato, la sua tecnologia, ecc… In tal senso, tutelare il patrimonio aziendale significa essere in grado di garantire il buon funzionamento dell’azienda e la sua capacità di produrre
reddito ed autofinanziamento. È evidente che questo obiettivo potrà essere perseguito soltanto laddove l’azienda evidenzi una struttura patrimoniale equilibrata, che non poggi esclusivamente su risorse ma che sia in grado, grazie alle risorse prodotte o apportate dall’imprenditore, di sopportare anche prolungati periodi di credit crunch. È necessaria, in sintesi, una certa solidità patrimoniale.
Al fine di verificare il grado di solidità patrimoniale di un’azienda si è soliti ricorrere all’analisi di alcuni indici (gli “Indici
di Solidità Patrimoniale”), che misurano la solvibilità dell’azienda nel medio-lungo termine e quindi la sua la capacità di ottenere dai creditori il rinnovo dei finanziamenti in scadenza e la concessione di nuovi prestiti. Tra gli altri, assume una particolare importanza il rapporto tra il patrimonio netto e il totale passivo, in quanto per convenzione gli esperti segnalano che il 30 per cento sia un valore soddisfacente di tale indicatore per evitarela sottocapitalizzazione e la conseguente esposizione al rischio finanziario.

Enrico Veroli
Area Fiscale e Societaria Gruppo Sida