In pochi anni i danni inferti all’economia dalla crisi finanziaria globale del 2007-2008 sono stati ingenti. Come una guerra, ma non a colpi di armi da fuoco, ma con il click di un mouse, capitali e posti di lavoro sono stati vaporizzati, così come in una guerra virtuale. Si stima che l’apparato manifatturiero abbia visto scomparire in questi anni un sesto della sua capacità produttiva. La distruzione netta di posti di lavoro è stata di quasi un milione. La fonte è Banca d’Italia.

La ripartenza, nel nostro paese caratterizzato da una morfologia in cui domina la piccola impresa, deve necessariamente concentrarsi su due leve fondamentali: il cambiamento e l’innovazione.

Cambiamento e Innovazione sono i Demiurghi dei giorni nostri, che non da soli, ma certamente senza i quali, la sfida competitiva è persa e per l’impresa non solo la crescita è inibita, ma è a rischio la sopravvivenza.

Il cambiamento non sia fine a se stesso, come termine assoluto e antidoto di lunga vita. Il cambiamento dev’essere bensì il mezzo per il raggiungimento di performance migliori per la conquista di quel sovra-reddito che decreta il successo dell’impresa. Spesso logiche derivanti da schemi mentali del tipo ‘abbiamo sempre fatto così’ , sono i muri da abbattere e le resistenze maggiori che ostruiscono quel percorso tracciato in sede di strategie aziendali.

Innovazione: in Italia sembra prevalere ancora un modello basato su innovazioni incrementali, che richiedono all’impresa un impegno, finanziario e organizzativo, inferiore a quello richiesto da un’attività formale di ricerca e sviluppo. Il parametro dimensionale rischia di essere un fattore di debolezza, per l’esiguità di risorse, e insieme alla circostanza, molto tipica, in cui imprenditorialità e managerialità sono incarnate in una sola persona. Sempre meno imprese, veicolano capitali nella direzione dell’innovazione.  Gli investimenti formali in ricerca e sviluppo, inoltre, derivano quasi esclusivamente da investimenti di imprese di maggiori dimensioni e/o da fonti di finanza agevolata.

Le vie di accesso a fonti di finanziamento utili ad instradarsi verso l’innovazione, e dunque verso il futuro, ci sono. La chiave di volta però non può più essere la finanza tradizionale: la banca e gli strumenti dell’ancien regime, non sono più sufficienti e non rispondono più alle esigenze sentite dall’impresa. La strada, ancora in salita, è la finanza innovativa, alternativa a quella tradizionale sia per interlocutori che logiche interne.

Ester Romano