Il primo passo per garantire la buona salute del nostro organismo è assumere sali minerali bevendo acqua. Il mercato italiano è ricco di società e marchi che producono acque di vario genere: ci sono quelle ricche di calcio per il rafforzamento di ossa e muscoli; quelle ricche in magnesio per chi ha bisogno di regolare l’intestino; quelle ricche in potassio per regolare la conduzione di impulsi nervosi e muscolari; quelle ricche in ferro per l’alimentazione durante la gravidanza e l’allattamento e, infine, quelle ricche in manganese, selenio e zinco che hanno effetti antiossidanti.

Le acque possono definirsi minerali quando vengono riconosciute dal Ministero della Sanità, attraverso analisi chimico-fisiche e microbiologiche che determinano le caratteristiche salienti dell’acqua. La legge considera “minerali” quelle acque che originatesi da una falda sotterranea, hanno:

  • caratteristiche igieniche particolari e proprietà favorevoli alla salute;
  • non sono state trattate chimicamente;
  • sono imbottigliate come sgorgano alla sorgente.

L’unico trattamento eventuale è l’aggiunta di anidride carbonica per renderle gassate.

In base al tipo di minerali in esse disciolti, indicati come “residuo fisso” (cioè la quantità di sali minerali depositati da un litro di acqua fatto evaporare a 180°), le acque minerali vengono classificate come:

  • Minimamente mineralizzate: hanno un contenuto di sali minerali inferiore a 50 milligrammi per litro; si tratta di acque “leggere” che in quanto povere di sali minerali favoriscono la diuresi e facilitano l’espulsione di piccoli calcoli renali.
  • Oligominerali: hanno un contenuto di sali minerali non superiore ai 500 milligrammi per litro. In virtù dei pochi sali minerali presenti, sono ottime acque da tavola, adatte ad essere bevute quotidianamente; inoltre svolgono un’ottima azione diuretica e contengono poco sodio.
  • Minerali: il residuo fisso è compreso tra 500 e 1000 milligrammi (1 g) per litro. Contengono una percentuale consistente di sali minerali e pertanto non devono essere bevute in quantità eccessive (fino a un litro al giorno), alternandole con acqua oligominerale. Hanno applicazioni diverse a seconda del tipo di sostanze in esse presenti (calcio, zolfo, ferro, magnesio, bicarbonato …).
  • Ricche di sali minerali: il residuo fisso è di oltre 1500 milligrammi per litro. Sono molto ricche di sali, pertanto devono essere bevute specificamente a scopo curativo e su consiglio medico. Si acquistano in farmacia, ma alcune si trovano anche nei supermercati.

In Italia le società di imbottigliamento sono attualmente 137, mentre le marche di acque confezionate arrivano a 253. Se osserviamo nel dettaglio le tipologie si hanno:

  • 167 acque oligominerali;
  • 37 acque minerali;
  • 7 acque ricche in sali minerali;
  • 32 acque minimamente mineralizzate;
  • 8 acque destinate al consumo umano;
  • 3 acque di sorgente;
  • 2 acque arricchite;
  • 13 Acque effervescenti.

Molte di queste società sono dotate di un sistema di gestione integrato Qualità, Ambiente e Sicurezza e sono certificate ISO 22000. Ciò significa che la produzione industriale segue in molti casi degli standard qualitativi che rispettano le richieste del cliente finale e che rispondono a criteri di sostenibilità ambientale che prevedono il rispetto delle leggi in termini di smaltimento dei rifiuti e non rilascio di emissioni inquinanti.

Quando si richiede un prodotto specifico come le acque effervescenti, a garanzia del cliente, basta essere certificati con le normative ISO o bisogna avere qualcosa in più? Se si conduce un’indagine approfondita sulle 13 marche di acqua effervescente[1], si scopre che solo Ferrarelle possiede un Certificato rilasciato da SGS Italia, che certifica il Processo di effervescenza naturale conducendo una visita di sorveglianza semestrale. Ciò certifica il controllo costante sull’effervescenza, affinché sia certo che provenga direttamente dalla fonte e non da addizioni di gas volute dall’uomo.

Questo può essere giudicato come un dato superfluo ed un semplice valore aggiunto del prodotto che solo alcuni consumatori consapevoli potrebbero apprezzare. Sicuramente vedere il bollino di “Effervescenza Garantita” conferisce all’acqua una qualità maggiore che altri marchi, anche blasonati (vedi Coca cola) non hanno. Avere un certificato del genere significa assicurare che, dall’emungimento alla commercializzazione sul mercato, il rispetto del requisito normativo di definizione “effervescente naturale” viene rispettato e quindi il prodotto è indiscutibilmente di origine naturale, proveniente dal bacino idro-minerario della specifica acqua minerale e con le caratteristiche chimiche dichiarate in etichetta.

Ogni organizzazione può decidere in maniera volontaria di certificarsi e nell’incertezza il consumatore può sempre scegliere la qualità. Rimane il fatto che su determinati requisiti di prodotto una maggiore cautela sarebbe necessaria e a tal riguardo potrebbe sorgere spontanea una domanda: in realtà cosa beviamo?

 

Valerio Lancianese

Management Academy Sida Group
Product Manager Area Qualità e Produzione

 

Fonti:

http://www.mineracqua.it/

http://www.salute.gov.it/

http://www.fao.org/

www.ferrarelle.it

www.beverfood.com

Annuario Bevitalia 2016/2017

[1] Ferrarelle (Ferrarelle), Sant’Agata (Ferrarelle), Fonte Italia (Fonte Italia), Lete (Lete), Lilia (Coca Cola), Sveva (Coca Cola), Toka (Monticchio Gaudianello), Gaudianello (Monticchio Gaudianello), Cutolo Rionero (Fonte Cutolo), Acqua di Nepi (Acqua di Nepi), Sveva (Fonti del Vulture), Fonte Atella (Fonte Cutolo Rionero in Vulture), Grazia (Sangemini Acque).