Internalizzare o esternalizzare una funzione aziendale è un tema fondamentale, che riguarda il controllo dei costi complessivi e la loro distribuzione tra fissi e variabili, con la configurazione organizzativa aziendale, con la qualità del capitale umano a disposizione, con il mercato di riferimento, con la densità ed eterogeneità imprenditoriale con cui si ha a che fare nel proprio tessuto economico territoriale.

Certo che, però, in questo modo si pensa al servizio quasi esclusivamente in modo passivo, ossia secondo un mero criterio di “domanda -risposta”, di “causa-effetto”, di “fabbisogno-copertura”.

Per carità, di base non c’è granché di sbagliato, ma ben diverso è, invece, presupporre l’esistenza di servizi esternalizzati che vengano offerti all’impresa richiedente in modo proattivo, anticipando le richieste, mostrando margini e prospettive altrimenti ignorate o scarsamente prese in considerazione internamente.

S’intende, in questo senso, che oggi, nel contesto macroeconomico e competitivo dei nostri giorni, le società di servizi non devono essere viste come semplici fornitori (né esse dovrebbero comportarsi solo come tali), ma piuttosto come partner, che siano tra l’altro interessati non solamente all’ottenimento di un incarico estemporaneo con relativo compenso, ma che intendano affiancare in modo durevole e progressivo l’azienda, in veste di partner, perseguendo obiettivi sinergici e di lungo periodo, pensando ad un comune sentiero di sviluppo.

In altri termini, fare branco.

Ma così come è scarsa la cultura consulenziale nei nostri territori, troppo spesso si pensa ai servizi come un qualcosa che va eventualmente a colmare una lacuna contingente, un vuoto più o meno tangibile e manifesto. Invece, parlando di prospettive di collaborazione, i servizi, oltre che una forma di esternalizzazione che rende l’azienda più flessibile, leggera e reattiva, sono anche uno sprone, uno stimolo, una fonte di informazioni per rendere quella particolare funzione (sia stata essa già parte integrante o meno dell’impresa) non solo più efficiente, ma anche più efficace.

I servizi migliorano l’utilizzo del tempo aziendale, aumentano il parco informazioni a disposizione, sono nodi di raccordo tra diversi interlocutori e sono quindi promotori del network, aiutano l’impresa “centrale” a mantenersi al passo con i tempi, ma soprattutto, la migliorano nella sua capacità di gestire il cambiamento.

E giacché una delle espressioni chiave di questo periodo storico è “change management”, occorre probabilmente riconsiderare profili organizzativi delle proprie idee di business, dotandoli di una nuova profondità grazie a chi fornisce servizi.

Perché, come suggerisce la saggezza popolare, “la prospettiva sì ha davvero con almeno due punti di vista”.

 

Claudia Bartolini

Management Academy Sida Group, ISD – Istituto Studi Direzionali

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