L’orientamento narrativo si colloca all’interno dei paradigmi formativi dell’orientamento.
Tale metodo, che si è sviluppato in Italia dalla fine degli anni ’90 (precisamente a partire dal 1997), ha l’obiettivo di sviluppare nei soggetti la strumentazione atta all’esercizio di un maggiore controllo e di un maggior potere sulla propria vita e sulle proprie scelte, fissando il focus sull’empowerment. Il soggetto è protagonista del percorso e l’autonomia costituisce un obiettivo costante. Uno dei principi base dell’orientamento narrativo è la convinzione che ogni individuo, se adeguatamente supportato è in grado di gestire la propria esistenza, di essere autore e interprete del “romanzo” della propria vita. Ciascuno deve stabilire con sè stesso l’obiettivo di determinare attivamente ciò che gli accade e gli accadrà.

Come funziona

L’orientamento narrativo utilizza propriamente le narrazioni, considerate in senso generale, come materiali attraverso i quali facilitare i processi di costruzione di identità e lo sviluppo di competenze da parte dei soggetti, per consentirne una particolare tipologia di orientamento individuale.
In questo procedimento, le storie costituiscono un supporto fondamentale: non soltanto, come sostengono alcuni, attraverso procedimenti di tipo autobiografico che consentano l’esplicitazione, l’interpretazione e la risignificazione della storia di un soggetto (comunque necessaria), ma proprio come strumenti di orientamento.

I vantaggi

L’utilizzo delle narrazioni presenta numerosi vantaggi:

  • consentono la condivisione di significati con sè stessi e con l’esterno
  • allenano costantemente l’interpretazione
  • stimolano l’immaginazione e l’abitudine a costruire ipotesi per quanto riguarda il futuro ed eventuali soluzioni
  • sviluppano la capacità di immedesimazione, assumendo differenti punti di vista
  • sviluppano capacità strategiche – soprattutto attraverso procedimenti di tipo metaforico e agendo su una dimensione costitutiva del pensiero (il pensiero narrativo).

Negli ultimi anni i bisogni di orientamento, complice la crisi economica e le molteplici ripercussioni sul mercato del lavoro, emergono con maggiore evidenza.

L’uso della narrazione

L’uso delle narrazioni, come spiega M. Petit, consente di discernere ciò che non si vedeva sino a quel momento, dare un senso alla propria vita, simbolizzare la propria esperienza. Elaborare uno spazio ove si trovi posto, vivere momenti calmi, poetici, creativi e non essere solo oggetto di valutazione in un universo consumista. Trasformare ciò che è strano, inquietante, in familiare e ciò che è familiare in qualcosa che stupisca. Coniugare i diversi universi culturali dei quali ciascuno è portatore. Assumere il proprio ruolo in uno sviluppo condiviso ed entrare in relazione con gli altri in modo meno violento, meno offeso, pacificato. La posta in gioco è importante: si tratta di non lasciare il monopolio del senso, dei racconti ai demagoghi politici, agli estremisti religiosi, ai guru ed ai ciarlatani, ai tiranni domestici… o al solo “ordine di ferro televisivo” (Michèle Petit, Leggere per vivere in tempi incerti, Pensa, 2010, p. 39).

Dott.ssa Martina Brunetti          

Management Academy Sida Group, ISD – Istituto Studi Direzionali                                            

Area Orientamento e Formazione