Parlare di «FATTORE UMANO» in azienda, implica necessariamente porre l’accento sull’aspetto psicologico delle risorse umane, intese come il valore capitale.

L’uomo infatti, all’interno di un contesto lavorativo non è considerabile solo dal punto di vista professionale, ovvero come elemento capace di apportare la propria expertise nel contesto lavorativo, ma deve essere anche considerato come “persona”, dotata di un proprio pensiero, di una propria emotività e caratteristiche psicologiche.

Nasce da sé, il concetto secondo cui le migliori aziende sono quelle che predispongono di un’organizzazione aziendale strutturata secondo policy incentivanti il proprio personale, al fine di concorrere ad uno sviluppo non soltanto dell’aspetto economico ma anche dell’aspetto umano, in azienda.

In tal senso, la natura umana rappresenta l’insieme delle caratteristiche distintive, compresi tutti quei modi di pensare, sentire, agire, che gli esseri umani tendono naturalmente ad avere, indipendentemente dall’influenza della cultura.

Le speculazioni su ciò che queste caratteristiche sono, cosa le provoca sono tra le questioni più antiche e importanti della filosofia occidentale.

Le complesse implicazioni di tali questioni sono trattate non solo nei contesti di politica, etica, teologia, arte e letteratura.

Oggi più che mai è assolutamente innovativo, ma anche imprescindibile per i vari processi aziendali, valorizzare il fattore umano in azienda.

Valorizzare il fattore umano significa poter dare ampio spazio, non soltanto alle potenzialità di ciascuna risorsa, andando a fare una mappatura delle competenze attraverso specifici test psico- attitudinali, ma fare anche una “specifica analisi” del ruolo esatto che la risorsa ricopre all’interno dei processi aziendali.

Il ruolo ricoperto all’interno di un’azienda è assimilabile alla metafora della prova di un abito di sartoria: il ruolo, infatti, per essere svolto al meglio e per far sì che possa produrre risultati efficienti deve essere pensato come un vestito che aderisce perfettamente al modello.

Un volta individuate le risorse, le competenze ed i ruoli è giusto procedere verso un’ottica di valorizzazione delle stesse.

Come si valorizza una risorsa all’interno di un contesto lavorativo?

Valorizzare una risorsa vuol dire, innanzi tutto, andare a comprendere i fattori psicologici che costituiscono l’essere umano, che genericamente si esplicitano nei risultati attesi dalle funzioni cognitive.

Qualcuno di noi è molto bravo negli span di memoria e quindi ha un’ottima funzione mnestica, ricorda molte cose, a volte senza fare uso di appunti o agende; qualcun’altro è molto capace nel mantenere il proprio arousal cognitivo elevato e quindi capace di prestare attenzione a più attività, simultaneamente o in maniera sostenuta.

Altre persone sono dotate di competenze linguistiche notevoli e ottime doti relazionali, tali per cui in un’azienda ruoli come la formazione del personale o training manager sembrano apparire come ruoli ad hoc per loro.

Sembra quindi che tutto ruoti intorno al concetto di personalità, ovvero quella modalità strutturata di funzioni cognitive, pensiero, sentimento e comportamento che caratterizza adattamento e stile di vita della persona e deriva da fattori costituenti il temperamento, lo sviluppo, l’esperienza e le relazioni.

L’origine della personalità è multipla: essa infatti deriva da fattori fisici e psichici e si forma in base a processi educativi e ambientali.

Se, però, l’ambiente non è favorevole all’esplicazione e all’attuazione delle potenzialità presenti sin dalla nascita nella struttura dell’organismo esse non si realizzeranno mai.

Ecco perché nasce l’esigenza di poter realizzare nei contesti lavorativi spazi ed opportunità per lo sviluppo delle competenze e delle attitudini delle risorse umane.

La formazione del personale, ad esempio, rappresenta non solo un contesto di spiegazione in cui il personale aziendale è invitato a formarsi circa argomenti innovativi aziendali e tecniche all’avanguardia da utilizzare per ogni settore del proprio lavoro; la formazione, infatti, rappresenta anche quel momento in cui le persone possono sperimentarsi in nuovi compiti oppure in attività che implicano il potenziamento di competenze come la comunicazione, il public speaking, il team building, il team working, il potenziamento della leadership e molto altro ancora.

La formazione è dunque il momento migliore, in cui le skills tecniche ed attitudinali si intrecciano in un gioco di relazioni interpersonali che svolge tra i vari membri del personale aziendale.

Nutrire la mente umana di questi momenti, rappresenta per l’azienda uno dei punti cardine sui quali far leva affinché si creino le condizioni per la verifica di uno sviluppo economico, organizzativo, ma anche personologico di tutti gli attori della filiera.

 

Silvia Cichella

Management Academy Sida group, ISD – Istituto studi direzionali

Area Risorse Umane