Industria 4.0 sta per “Quarta Rivoluzione Industriale”: le opportunità derivanti da questo nuovo paradigma sono infatti tali da essere paragonabili a quelle generate dall’adozione di macchine alimentate da fonti energetiche inanimate come il vapore o i combustibili fossili (Prima Rivoluzione Industriale), a quello derivanti dall’introduzione della produzione di massa (Seconda Rivoluzione Industriale) e a quelle propagate dall’implementazione di impianti automatizzati basati sulle tecnologie elettroniche e informatiche (Terza Rivoluzione Industriale).

L’innovazione si realizzerà attraverso la creazione di sistemi ibridi (produttivi, commerciali, logistici) che siano in grado di gestire, interpretare e soprattutto valorizzare la grande mole di dati disponibile grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali.

Combinare processi e tecnologie darà vita ad una nuova modalità produttiva basata su automazione ed interconnessione, e i risultati di questo cambiamento si concretizzeranno in un aumento della produttività e dell’efficienza proprio attraverso la flessibilità ottenuta dall’integrazione delle nuove tecnologie; imprenditori e manager avranno così a portata di mano informazioni “di valore” attraverso le quali prendere decisioni più consapevoli basate su dati oggettivi e, soprattutto, integrati.

Le aspettative legate a questa “digitalizzazione dei sistemi produttivi” sono a tal punto elevate che Il Piano Industria 4.0 rappresenta una parte significativa della nuova politica industriale nazionale, potendo costituire la chiave di volta per la competitività del sistema Paese.

Le misure principali adottate per incentivare le imprese a innovare i propri sistemi di gestione e di produzione si basano sulla leva fiscale: per la prima volta, infatti, si va a lavorare sul bilancio delle imprese che possono scegliere in quali tecnologie investire in linea con le esigenze del loro mercato e dei loro clienti, e la novità sta dunque nel fatto che non vengano identificati settori produttivi e tipologie di imprese da sostenere, ma una lista di “categorie di innovazioni” che potranno godere dell’ammortamento.

Il passaggio dall’Industria 3.0 all’Industria 4.0 si realizzerà passando da una logica reattiva ad una modellizzazione proattiva attraverso lo sviluppo di schemi capaci di simulare i principali processi aziendali integrandoli con i dati provenienti dalle macchine, in una comunicazione bidirezionale continua fra i software, gli operatori e le macchine.

Quindi, posto che per il corretto funzionamento dell’intero sistema diventerà cruciale l’affidabilità delle reti di comunicazione e dei servizi erogati attraverso di esse, digitalizzare la produzione non significherà affatto prescindere dall’uomo ma anzi considerarlo come elemento “pensante” ed indispensabile di tale integrazione e come supervisore e garanzia di continuità del business nell’esecuzione e controllo della stessa.

Sara Urbano

Management Academy Sida Group, ISD – Istituto Studi Direzionali

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