Quando si analizzano i fattori caratteristici del rischio è comprensibile farsi confondere dalla percezione che l’intento da ottenere sia solo uno, ossia quello di andare a ridurli ed eliminarli.

Tuttavia, qualora cogliessimo solo le sfumature “negative” del rischio, limiteremmo troppo la natura, le funzioni e le attività di risk management che dovrebbero svolgersi all’interno dei vari dipartimenti aziendali.

Alcuni postulati, che per molto tempo hanno rappresentato luoghi comuni, risultano troppo distorsivi rispetto a quella che dovrebbe essere l’attività di gestione dei risk manager all’interno dell’impresa, ad esempio:

  • alcuni rischi hanno un impatto economico talmente elevato da dover essere eliminati a ogni costo “.

    Tale riflessione pare non essere scorretta a priori, ma è indispensabile fare un’analisi ed una selezione tra i possibili rischi da assumere, identificando quelli che possono essere monitorabili, e quelli che invece non lo potranno essere e che, per tale natura, non avrebbe senso assumere;

  • il rischio è sempre negativo “.

    L’essere imprenditore trova la sua essenza nell’assunzione del rischio, per cui ogni impresa che rimane sul mercato e pensa a sviluppo e competitività, potrà svilupparli solo se è in grado di innovare e di investire. E’ evidente che tali scelte comportano per definizione l’assunzione di rischio ma che, se non venissero prese, non permetterebbero di cogliere nuove opportunità che possono creare valore;

  • evitare il rischio è una strategia vincente “.

    Il cambiamento è sempre più indispensabile per quelle imprese che operano in un contesto economico, dinamico, competitivo e turbolento e che desiderano rimanere vincenti. “Evitare il rischio“ come regola di gestione porta all’immobilismo; circostanza tipica delle strategie di internazionalizzazione in ritardo a causa dell’atteggiamento di imprese e dei management che in periodi (ormai lontani) di migliore profittabilità sui mercati domestici, hanno reputato che evitare i rischi di una strategia di internazionalizzazione potesse essere la strada giusta. Oggi, in parte, ne pagano le conseguenze.

A questo punto chiediamoci: Il rischio è, sempre e solo, negativo?

La prospettiva più ragionevole con le attuale dinamiche competitive, si raccomanda di analizzare il rischio nella sua ambivalente natura di minaccia ma anche di opportunità. Il dibattito non è, dunque, evitare il rischio, ma gestirlo per poterlo trasformare in un’occasione di opportunità e, di conseguenza, di profittabilità e di valore.

Compito del manager è quello di intendere quali sono i rischi che si possono correre per cogliere i “good asset” (ossia le opportunità), limitando il più possibile i “downside” (ossia le possibili perdite)

Maurizio Troiano

maurizio.g.troiano@gmail.com

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