Il CCNC rappresentato dalle Attività correnti – le Passività correnti, esprime il fabbisogno finanziario netto derivante dall’attività caratteristica dell’impresa; nello specifico da Crediti vs Clienti (crediti commerciali) + Rimanenze – Debiti vs Fornitori.

Per l’azienda ed i creditori è importante che questo valore sia positivo, cosìcche le attività coprano le passività e ci siano buone probabilità di saldare i debiti a breve termine, ma tuttavia, la sola indicazione di un ammontare positivo non suggerisce, come vedremo nella trattazione, un buon stato di salute aziendale.

Analizzare attentamente il Capitale Circolante Netto Commerciale, implica monitorare il timing che parte dall’acquisizione dei materiali, e che termina con la riscossione dei crediti conseguente alla vendita dei beni prodotti.

Occorre dunque, prestare particolare attenzione alle componenti del CCNC ossia: crediti verso clienti, debiti verso fornitori e scorte in quanto si determina una sfasatura “temporale” fra il momento dei pagamenti ai fornitori ed il tempo degli incassi dei clienti;

In sostanza, l’azienda dopo aver acquistato le materie prime, provveduto alla loro lavorazione (o le merci in caso di attività commerciale), magari tenute in magazzino per un certo periodo di tempo, le commercializza ed incassa le vendite.

Pertanto, per generare liquidità per l’azienda è necessario considerare le variazioni dei singoli elementi che compongono il CCNC; di conseguenza:

  • variazione delle rimanenze: se negativa incide positivamente sul CCN in quanto riduce l’immobilizzazione di capitale nelle scorte; (-)

  • variazione dei crediti a breve: se negativa incide positivamente sul CCN in quanto è sintomatica dell’incasso dei crediti; (-)

  • variazione dei debiti a breve: se positiva incide positivamente sul CCN in quanto sintomatica di uscite finanziarie dilazionate nel tempo e quindi di maggiore liquidità disponibile. (+)

Tuttavia, occorre analizzare attentamente i risultati di questi dati in quanto, non è sempre detto che variazioni negative del CCN ( Rimanenze ( – ) , Crediti vs clienti ( – ), Debiti vs fornitori ( + ) siano sintomatiche di una situazione patologica per l’azienda. Infatti:

  • una variazione positiva delle rimanenze ( + ) può derivare da un investimento in scorte;

  • un aumento dei crediti ( + ), può essere sintomatico di un aumento delle vendite , o viceversa, una variazione negativa dei crediti ( – ) potrebbe denotare una contrazione delle vendite e quindi di una perdita di competitività sul mercato;

  • un aumento dei debiti ( + ) non assume necessariamente valenza positiva se è sintomatico della difficoltà dell’azienda ad onorare i propri impegni.

Spesso, molte PMI sono caratterizzate da livelli di Capitale Circolante Netto Commerciale positivo, sempre crescente e necessitano pertanto di ulteriori risorse finanziarie per far fronte ad una crescita dei volumi di vendita.

La presenza, per esempio di un importo ingente di crediti vs clienti, denota lungaggini nell’incasso e/o un D.S.O. in aumento (Days of Sales Outstatnding, ossia giorni medi di pagamento) tali da non poter essere usati per i pagamenti, producono addirittura situzioni di inadempimento o insolvenza. E’ il cosiddetto “effetto spugna”; se il circolante è alto, la “spugna” beve liquidità in quanto crescono i ricavi non incassati ed il magazzino non gira, andando ad impattare sulla liquidità aziendale.

Società A

Società B (concorrente)

Crediti vs clienti

900

600

Rimanenze

300

300

Debiti vs fornitori

200

200

CCNC

1000

700

Una riduzione del capitale circolante può infatti costituire un elemento di finanziamento interno all’azienda e può altresì essere utile per migliorare alcuni processi aziendali, quali, ad esempio, la razionalizzazione delle politiche di acquisto e fatturazione, il recupero dei crediti, la gestione del magazzino. Più è basso il capitale circolante, minore sarà il fabbisogno finanziario e l’assorbimento della cassa, e quindi una riduzione del CCN può rappresentare una vera e propria fonte interna di finanziamento, consentendo una liberazione di risorse liquide da destinare ad altre attività.

Spesso, gli imprenditori ne sottostimano l’importanza ma dal monitoraggio costante è possibile evitare crisi di liquidità e compromettere l’equilibrio finanziario.

Dott. Maurizio Troiano

maurizio.g.troiano@gmail.com

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