Gli ultimi dati diffusi dall’Istat sullo stato dell’economia italiana confermano il lento trend di ripresa iniziato già nei primi mesi del 2015, fornendo prova, tuttavia, anche della necessità di nuove iniziative a sostegno del lavoro, delle imprese e della produzione nazionale.
Gli indici relativi a livello occupazionale nel paese dipingono una situazione ancora ricca di criticità: la disoccupazione, a dicembre 2016, rimaneva stabile al 12%, un valore ancora molto lontano da quello precedente alla crisi, ma frutto anche dell’aumento delle persone attivamente alla ricerca di un impiego; a destare maggiore preoccupazione è l’ulteriore picco del tasso di disoccupazione giovanile, che sempre nell’ultimo mese dello scorso anno tornava a toccare il 40,1%, uno dei più alti in Europa.

Migliori le notizie sul fronte del comparto industriale italiano, che lo scorso novembre registrava una crescita del fatturato, su base annuale, pari al 3,90%.
Proprio il settore manifatturiero, tuttavia, si trova di fronte ad un importante momento di svolta, rappresentato dalla grande rivoluzione del mondo della produzione promessa dalle nuove tecnologie e dal crescente ruolo della digitalizzazione, ormai conosciuta con il nome di Industria 4.0, un appuntamento con il futuro che l’Italia non può permettersi di mancare.

La rivoluzione dell’Industria 4.0

Il termine Industria 4.0 descrive bene quell’insieme di innovazioni che stanno modificando profondamente i processi produttivi, introducendo migliorie che puntano a massimizzare la qualità e differenziare l’offerta dei prodotti, snellendo tutte le attività che vanno dalla progettazione alla manutenzione dei sistemi all’interno degli impianti, con l’obiettivo di ottimizzare tempi, costi, uso delle risorse e impatto ambientale delle attività antropiche.

La cosiddetta “Quarta rivoluzione industriale” si basa su una capillare diffusione delle possibilità offerte dalla rete internet anche all’interno degli stabilimenti produttivi, con nuovi sistemi automatizzati connessi tra loro e facilmente programmabili, introduzione di tecnologie come la realtà aumentata per la formazione e la guida degli operatori, ricorso a software di progettazione e apparati per la stampa 3D per internalizzare la fornitura di componentistica, ma anche impiego di simulatori per l’ottimizzazione delle attività di produzione, di sistemi cloud per la gestione e la condivisione di grandi moli di dati e analisi dei Big Data per l’elaborazione di modelli e previsioni statistiche.

La progressiva digitalizzazione del lavoro, che non riguarda solo l’ambito produttivo manifatturiero, ma, in senso più ampio, tutte le realtà produttive nazionali, rappresenta una sfida cruciale, che da un lato offre una grande occasione per il Made in Italy di essere rilanciato nel mondo e tornare ad essere davvero competitivo sul piano internazionale e che, dall’altro, impone anche una seria riflessione sui cambiamenti a livello sociale che la “Digital Transformation” inevitabilmente produrrà.

Studiosi ed esperti sono concordi nell’affermare che il crescente ruolo dell’automazione nei processi produttivi determinerà nei prossimi anni una riduzione della forza lavoro assorbita da tutti i settori tradizionali dell’economia, primario, secondario e terziario, portando via via alla scomparsa di diverse figure professionali.
In questa ottica, assume un’importanza fondamentale la nascita di nuovi piani di formazione, orientati davvero a fornire le competenze specialistiche richieste dal mercato del lavoro e a creare nuove figure, versatili e capaci di districarsi in uno scenario sempre più in rapida evoluzione.

Il Piano nazionale Industria 4.0

Per sostenere il mondo del lavoro, dell’istruzione e della ricerca italiana nel complesso percorso verso l’innovazione e la digitalizzazione, lo scorso settembre il Governo ha annunciato ufficialmente un piano di interventi straordinario che punta a sostenere la formazione di figure professionali specializzate sulle tematiche dell’Industria 4.0, ma anche gli investimenti degli imprenditori italiani nelle nuove tecnologie e, in generale, a sensibilizzare opinione pubblica e mondo del lavoro circa l’importanza di questi temi.

Gli interventi sulle infrastrutture

Il Piano nazionale Industria 4.0, entrato ufficialmente in vigore il 1o gennaio 2017, prevede innanzitutto una decisa accelerazione sugli interventi necessari per fornire adeguate infrastrutture tecnologiche alle realtà produttive italiane.
Il primo obiettivo dichiarato è quello di incrementare la copertura della banda larga e ultralarga sul suolo italiano, permettendo, entro il 2020, di accedere ad una connessione a 100 Mbps al 50% delle imprese nazionali e a 30 Mbps per tutte le realtà produttive del nord, del centro e del sud.

Nel campo dell’istruzione, il Piano mira a ad incrementare sia il numero degli studenti della scuola secondaria superiore che universitari iscritti presso istituti e corsi focalizzati sui temi dell’Industria 4.0.

Gli sgravi fiscali

I provvedimenti più importanti e attesi, tuttavia, riguardano le agevolazioni fiscali che puntano ad agevolare gli investimenti dei privati per l’acquisto di tutti gli strumenti, hardware e software, utili per ottimizzare i processi produttivi e avvantaggiarsi delle nuove possibilità offerte dalle tecnologie digitali.
Il Piano Industria 4.0 introduce il cosiddetto “iperammortamento”, che innalza l’aliquota del 140% prevista dal precedente “superammortamento” al 250% del valore ammortizzabile della spesa sostenuta per l’acquisto di nuovi apparati, dispositivi e tecnologie finalizzate alla trasformazione in chiave 4.0 dei sistemi di produzione, consentendo di recuperare la spesa nei 5 anni successivi sotto forma di riduzione degli oneri fiscali dell’azienda.

Se l’iperammortamento è previsto esclusivamente per l’acquisto o l’affitto di beni materiali, un’importante novità è rappresentata dal fatto che, invece, il vecchio superammortamento del 140% viene esteso anche agli investimenti per i beni immateriali, ovvero la componente software di fatto indispensabile per il controllo e la gestione dei nuovi apparati di produzione.

Per accedere alle agevolazioni fiscali, è necessario che i beni immateriali siano comunque connessi all’acquisizione di nuovi elementi e componenti hardware. Ad ogni modo, potranno così rientrare nel piano incentivi del Governo applicativi, sistemi e software utili per i più disparati utilizzati in ambito produttivo: dalla progettazione, fino al sempre più importante campo della gestione digitale delle attività di manutenzione. (Per approfondire sugli incentivi previsti dal Piano nazionale Industria 4.0).

I software CMMS (dall’inglese Computerized Mantenaince Management System) sono uno degli esempi più brillanti delle possibilità offerte dagli strumenti dell’Industria 4.0: grazie al ricorso ad applicativi dall’interfaccia sempre più usabile e intuitiva, diventa possibile ottimizzare una delle attività più dispendiose, sia in termini di costi che di tempi, per qualunque realtà industriale, ovvero quella relativa alla programmazione e all’attuazione degli interventi di manutenzione dei macchinari, gestendone tutti gli aspetti, dalla fornitura delle componenti di ricambio fino alla calendarizzazione delle attività del personale. (Per approfondire sui software per la gestione della manutenzione).

Infine, come ulteriore beneficio riconosciuto alle imprese italiane, nel Piano Industria 4.0 figura anche il credito di imposta del 50% destinato alle attività di ricerca, sviluppo e innovazione, cumulabile con il superammortamento e l’iperammortamento, che mira a stimolare gli investimenti privati anche nell’ambito dell’assunzione di personale altamente tecnico e formato o nell’acquisto di attrezzature e strumenti di laboratorio.

Dott.ssa Laura Varlese