Nel 2016, la crescita del fatturato dell’industria manifatturiera italiana si è fermata all’1,2% (a prezzi costanti), inferiore di circa 7 miliardi di Euro rispetto a quanto previsto a maggio. La minor espansione è frutto del clima di incertezza che ha condizionato la domanda interna a partire dai mesi primaverili, ma soprattutto della perdurante debolezza della domanda estera, in particolare quella proveniente dai paesi emergenti.

Le imprese italiane sono riuscite comunque a cogliere le opportunità presenti in uno scenario internazionale poco favorevole, con performance migliori rispetto a quelle dei principali concorrenti europei: nei primi sei mesi dell’anno la quota italiana sul commercio mondiale ha evidenziato una crescita, confermando la tendenza delle nostre esportazioni a reggere meglio le fasi di rallentamento della domanda mondiale e, parallelamente, a mostrare maggiori difficoltà nell’agganciare le fasi di accelerazione.

Nel prossimo biennio, in un quadro in miglioramento sui mercati esteri, sarà soprattutto la domanda interna a sostenere una modesta accelerazione della crescita del manifatturiero, stimata all’1,5% medio annuo (a prezzi costanti). Come già nel 2016, anche in prospettiva si confermerà una elevata elasticità delle importazioni alla dinamica del mercato nazionale: il saldo con l’estero rimarrà stabile su livelli elevati, intorno agli 80 miliardi.

L’Automotive ha mantenuto una dinamica nettamente migliore della media, grazie al boom della domanda interna (sia per investimenti che per consumi), che è riuscita a controbilanciare il contributo negativo del canale estero (con il saldo commerciale del settore tornato negativo, per 3,5 miliardi, dopo 24 anni di surplus indotto dal crollo della domanda nazionale).

Bene anche il Largo consumo (cosmesi e detergenza casa e persona) e gli Altri intermedi (carta, gomma, plastica, legno), che evidenziano ottimi risultati all’export, grazie al contributo dei siti produttivi di imprese multinazionali e di un ricco tessuto di piccole e medie imprese, spesso leader di nicchia.

Meccanica e Moda, invece, non sono riuscite a crescere nel 2016, penalizzate dalla crisi di molti mercati emergenti e da un andamento meno positivo del previsto della domanda statunitense.

Nel 2016, hanno chiuso in negativo, oltre alla Moda, anche gli Elettrodomestici, dove sono evidenti le difficoltà competitive del tessuto produttivo italiano, gli Intermedi chimici e i Prodotti in metallo, condizionati dalla perdurante debolezza delle costruzioni e da performance deludenti sui mercati internazionali.

Nel biennio 2017-‘18, la graduatoria settoriale continuerà ad essere guidata dall’Automotive e dal Largo Consumo, ma contributi importanti sono attesi anche da Farmaceutica, Metallurgia (se saranno definitivamente superate le difficoltà del comparto siderurgico) e filiera elettromeccanica, soprattutto grazie all’Elettrotecnica.

Il continuo, anche se lieve, recupero dei volumi produttivi consentirà nuovi miglioramenti della redditività industriale, dopo quelli conseguiti nel 2015 dalla maggior parte dei settori (in particolare Farmaceutica, Mobili, Elettrodomestici e Automotive) e da tutte le classi dimensionali: nel 2018 il ROI medio del manifatturiero tornerà sopra il 6%, valore non distante da quello ante-crisi.

Ci si aspetta, in prospettiva, un recupero soprattutto in quei settori (Mobili, Metallurgia e Prodotti per le costruzioni) dove, nonostante i risultati positivi del 2015, i livelli medi della redditività rimangono molto bassi, facendo prevedere ulteriori uscite dal mercato.

La lettura dei bilanci 2015 evidenzia, inoltre, come i miglioramenti nella redditività si siano finora

affiancati al riavvio degli investimenti solo in pochi settori (Automotive, Elettronica, Elettrotecnica).

Nei prossimi anni, in uno scenario fortemente competitivo, si attende una più diffusa e graduale ripresa degli investimenti, anche grazie a un contesto fiscale e creditizio più favorevole e alle nuove energie immesse dalle imprese giovanili.

L’analisi di un campione di imprese manifatturiere mostra come le imprese condotte da giovani (ovvero imprese con un capo-azienda o la maggioranza del board con meno di 40 anni) abbiano registrato un maggiore dinamismo sul piano della crescita del fatturato, in particolare per quanto riguarda le imprese più piccole, uno dei segmenti più in difficoltà nel nostro manifatturiero.

Alessandro Stecconi

Club Economia e Finanza Sida Group