Kosher e Halal, da prescrizioni religiose a certificazioni

Kosher è l’insieme delle regole religiose, derivanti dal Talmund, testo sacro dell’ebraismo,  che regolamenta l’alimentazione del popolo ebraico ed oggi attraverso una certificazione, si può identificare il prodotto kosher da tutto il resto.

Kosher significa adatto, ovvero conforme ai dettami religiosi, dividendo gli alimenti puri, quelli kosher, da quelli impuri, tutti gli altri. Affinché un prodotto possa essere ritenuto kosher non deve derivare dalla mescolanza tra latte e carne, le carni devono provenire da ruminanti dallo zoccolo fesso, quali mucche, capre, pecore, latte e formaggi di provenienza di animali kosher, sono permessi inoltre animali provvisti di pinne e squame, come  la trota, il salmone, il tonno, il merluzzo, le acciughe, la sogliola, la cernia, la platessa, assolutamente vietati gli OGM, aromi artificiali, coloranti e conservanti. Naturalmente questo elenco non è esaustivo, ma solo indicativo .

Invece, il significato del termine  Halal è “lecito”, in contrapposizione ad haram, ovvero “illecito”. Nel Corano,  non ci sono elenchi di ciò che è permesso o non permesso, in quanto tutto ciò che è offerto dalla Provvidenza di Dio è lecito, halal, all’uomo. Tanto l’Islam quanto l’ebraismo, prescrivono che gli animali siano macellati senza stordimento, nel pieno rispetto di alcune regole, affinché la carne sia considerata commestibile.

Per il rito islamico è fondamentale che gli animali siano in salute e che in attesa della macellazione siano trattati accuratamente. L’uccisione deve essere effettuata da un iman in ambiente dedicato o  in ambienti non utilizzati  per  macellazione non halal o comunque, opportunamente sanificati e con utensili destinati unicamente al rito della macellazione islamica.

Nell’ebraismo la macellazione sarà effettuata da un rabbino competente, con un solo taglio alla gola, eseguito con un coltello affilatissimo e senza imperfezioni sulla lama, in modo di provocarne immediatamente il decesso e il completo dissanguamento.

La gestione

Entrambe le procedure non sono facilmente gestibili, possono sorgere problematiche a livello di packaging, logistico, di distribuzione, pertanto sono solo le certificazioni, rilasciate da rabbini e da iman a garantire il consumatore religioso o laico.

Il consumo di Kosher e di Halal cresce a ritmi costanti. La crescita media annua si aggira intorno al 12%, conquistando fette di mercato anche tra i non fedeli, i quali riconoscono in entrambe le procedure, cibi di alta qualità.

In Europa vivono 14 milioni di musulmani e in tutto il mondo, incluso Israele, vivono 14 milioni di ebrei.

Secondo Stefano Hamid di Halal Italia nel 62% dei casi i cibi certificati da rabbini e imam sono scelti per la loro qualità, sono più salutari per il 51% dei clienti e più sicuri per il 34%. A dimostrarlo il moltiplicarsi delle macellerie che praticano la macellazione rituale, gli scaffali dedicati in alcuni supermercati e le imprese che aprono negozi certificati su web. Un affare da 56 miliardi di euro l’anno solo in Europa.

 

Franco Tempesta