L’Italia e le sue imprese hanno un grande patrimonio secolare: ovvero la capacità straordinaria di produrre ed esportare “cose che piacciono al mondo”. La nostra propensione naturale all’export è difatti la linfa vitale sulla quale si reggono, da un lato, i distretti e le filiere settoriali nei diversi territori e, dall’altro, la nostra possibilità di realizzare avanzi primari di bilancio pubblico. Il surplus delle nostre bilance commerciali rappresenta un elemento di forza competitiva indiscutibile.

Tutte rose e fiori dunque? In questo tipo di economia globale ci basta ed avanza la capacità di esportazione? Purtroppo no, le cose non funzionano più così da diverso tempo. E i cambiamenti di paradigma sono avvenuti in un tempo ridottissimo, elemento questo che ci rende in ritardo rispetto a capacità già acquisite da altri Paesi.

A noi manca una propensione fondamentale, ovvero la capacità di effettuare investimenti diretti all’estero, soprattutto sul fronte di format distributivi di proprietà delle aziende italiane. Abbiamo posizionamenti di prodotti, soprattutto nell’agroalimentare, nella moda, nel design d’interni, che necessitano un controllo della distribuzione. Affidarsi ad importatori/distributori non facilmente controllabili rappresenta il grande limite a questo tipo di impostazione strategica.

Realizzare negozi, uffici, magazzini, plant produttivi vicini ai mercati di sbocco, rappresenta un’evoluzione naturale di un grande paese manifatturiero ed esportatore come il nostro. Eppure questa visione di sviluppo tende ad arrancare e non far presa. Il grande vincolo può essere sicuramente rappresentato dalla mancanza di una massa critica finanziaria adeguata da parte delle imprese, che spesso non trovano una risposta adeguata dagli istituti finanziari con i quali normalmente svolgono il lavoro di credito commerciale. La strategia di presenza internazionale è una strategia di investimento e, come tutti gli investimenti strutturali in azienda, ha bisogno di strumenti finanziari con piani di rimborso di medio/lungo periodo.

La Simest SPA (di proprietà e controllo di Cassa Depositi e Prestiti) così come la Sace SPA (medesimo assetto di controllo) hanno proprio l’obiettivo di colmare questa lacuna cronica. L’obiettivo di Simest è difatti proprio quello di rafforzare la presenza delle imprese italiane nel mondo, mediante la messa a disposizione di strumenti finanziari dedicati e costi agevolati.

Nel video di presentazione si evidenziano le principali linee di intervento collegate con le necessità aziendali.

Dott. Alessandro Stecconi                                            

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