Conoscenza e alta formazione di talenti per sviluppare agilità e gestire le macchine di A.I..

“Non possiamo cambiare il vento ma possiamo dispiegare le vele nella giusta direzione”. Questa massima di Aristotele sembra fatta apposta per delineare un corretto atteggiamento di fronte al tema dell‘Artificial Intelligence (A.I.).

E‘ anche e forse soprattutto in questo ambito, dello sviluppo delle macchine e della robotica basate sull’intelligenza artificiale, che il progresso è inarrestabile: va governato per sfruttarne le opportunità e schivarne le minacce, mantenendo la centralità della persona umana nel processo di cambiamento.

«Mentre l’impatto a breve termine dell’intelligenza artificiale dipende da chi la controlla, le conseguenze sul lungo periodo dipende dal fatto se sia controllabile o meno… Tutti noi dovremmo chiederci che cosa possiamo fare ora per aumentare le possibilità di sfruttarne i vantaggi ed evitarne i rischi».

Con queste parole Stephen Hawking, fisico di Oxford e uno dei massimi esperti in materia, ci indica la via da seguire: il tecnicismo della 4` Rivoluzione industriale deve essere accompagnato da un Rinascimento culturale basato sulla centralità di conoscenza e formazione per gestire le trasformazioni in corso.

Anche se i timori sono molti, ci sono anche molteplici ragioni a sostegno di un approccio “tecno-ottimistico”.

La principale, a mio parare, è che nel corso della sua storia l‘uomo ha sempre affrontato sfide disruptive ed è sempre riuscito a superarle: perché non dovrebbe essere così anche questa volta, di fronte alla sfida impegnativa della interazione/competizione uomo-macchina?

L‘importante è di mantenere un atteggiamento di apertura al cambiamento basato su conoscenze appropriate, da sviluppare attraverso una innovativa formazione 4.0 coerente con il nuovo contesto della 4` Rivoluzione industriale.

Ciò vale per le imprese, per ogni organizzazione e, ovviamente, anche per le persone: i lavori nella storia sono sempre cambiati, ma il lavoro è sempre restato. Anche le nuove tecnologie 4.0 richiedono, e lo faranno sempre di più in futuro, nuovi lavori. Un esempio per tutti: i big data analyst.

La vera priorità, dunque, è definire un modello interpretativo del cambiamento per sviluppare risposte strategico-organizzative agili ed innovative.

Per capire la profondità innovativa del nuovo mondo 4.0 può essere utile analizzare i risultati del sondaggio effettuato dal World Economic Forum nel 2016 presso un campione di 800 esperti globali di tecnologia. Questo autorevole panel ha indicato tra gli altri anche 21 “salti tecnologici” molto probabili entro il 2025, ossia realizzabili in pochissimi anni. Per ogni cambiamento è stato indicata la percentuale di probabilità di realizzazione (si veda tabella allegata).

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E‘ un elenco per certi versi impressionante, che aiuta a capire che la 4‘ Rivoluzione industriale e l‘intelligenza artificiale cambieranno in modo pervasivo il nostro modo di vivere, lavorare e relazionarci.

La vera sfida che la robotica pone all‘uomo, ad esempio, è il machine learning: le macchine non solo aumentano la produttività sostituendo funzioni ripetitive. Progressivamente verranno trasformate in algoritmi digitali attività anche ad elevato grado di complessità: da qui le previsioni degli esperti dello svolgimento da parte di macchine di funzioni di revisione contabile o dell‘avvento di farmacisti/medici robot. Quasi un esperto su due intervistato dal World Economic Forum addirittura ritiene probabile la presenza di un robot di intelligenza artificiale quale componente di un Consiglio di amministrazione aziendale. Tale previsione si lega soprattutto allo sviluppo della big data analysis e della possibilità di migliorare la qualità del processo decisionale aziendale, che deve essere sempre più data-driven.

In concreto, dunque, come governare l‘intelligenza artificiale a livello di impresa e organizzazioni, sviluppando agilità e capacità innovativa?

Ci sono almeno quattro aree di conoscenza e sviluppo per la trasformazione digitale di ogni organizzazione seguendo un vero e proprio ciclo di vita 4.0:

1.imparare dal futuro;

2.fare open-innovation;

3.investire 4.0;

4.formare talenti 4.0.

L‘indagine del W.E.F. in precedenza citata aiuta a comprendere l‘importanza di abbandonare abitudini e conoscenze del passato. Il futuro e un vero e proprio tsunami che riguarda ogni settore: bisogna analizzarlo per coglierne segnali deboli e anticiparne sfide, opportunità e trasformazioni. Guardare il futuro e meravigliarsi non basta: bisogna “far accadere le cose 4.0” per riorientare in un‘ottica digitale strategie ed organizzazione, prodotti e processi, secondo un tipico ciclo di vita.

Questo deve essere fatto sviluppando la network-organization resa possibile dal digitale: si tratta di cogliere le expertises di tutto l‘ecosistema di riferimento, locale e globale, anche con la valorizzazione del fenomeno di start-up innovation. Ovviamente è necessario investire: i progetti 4.0 sono capital intensive e serve una finanza dedicata, secondo un modello virtuoso di Industria 4.0.

L‘ultimo aspetto è sicuramente quello più importante: i processi precedenti utilizzano tecnologie digitali, ma debbono essere sempre attivati e gestiti dalle persone.

E‘ il capitale umano la vera discriminante tra le imprese capaci di sfruttare le opportunità tecnologiche del XXI Secolo, comprese quelle dell‘intelligenza artificiale, e le imprese che subiranno i suoi effetti disruptive.

Anche per tale motivo molte aziende strutturate stanno definendo una nuova figura trasversale nell‘organizzazione: il responsabile della trasformazione digitale.

Ma un responsabile da solo non basta. E‘ necessario sviluppare una diffusa cultura 4.0 capace di permeare tutte le risorse umane e l‘ambiente aziendale per creare valore intangibile 4.0. La finalità è di governare le trasformazioni attivando strategie di creazione di valore basate sulle nuove ed enormi opportunità messe a disposizione dall‘intelligenza artificiale e, più in generale dalla 4` Rivoluzione industriale.

Da qui nasce la necessità impellente e inderogabile – per le imprese ed ogni organizzazione, per i giovani ed ogni lavoratore – di sviluppare intensi e qualificati processi di alta formazione strategica: per governare e non subire il cambiamento 4.0 del XXI Secolo, per confermare il primato dell‘intelligenza naturale su quella artificiale. Perché, come dice Popper, “non possiamo affrontare problemi nuovi con pensieri vecchi”.

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Mario Becchetti

Area Marketing e Comunicazione Sida Group