Un tempo per avere un lavoratore soddisfatto era sufficiente fornire una forma di retribuzione accessoria che premiasse il suo sforzo (gli straordinari per esempio).
Nel mercato del lavoro attuale la retribuzione economica non assume più la centralità che aveva fino a 10-15 anni fa e le aziende devono trovare nuovi sistemi non solo per rendere più soddisfatti i propri lavoratori, ma anche per trattenere e\o attirare i migliori talenti.
La risposta è da ricercarsi nel Welfare Aziendale. Il Welfare Aziendale consiste nell’attivazione da parte dell’azienda di politiche a favore del lavoratore e\o dei suoi familiari che vanno ad aumentare il benessere della persona e la sua qualità della vita. Il Welfare Aziendale ha quindi come obiettivo favorire il benessere della persona non solo all’interno dell’organizzazione, ma anche (e soprattutto) all’esterno, in un’ottica di sfera privata e lavorativa come parti distinte ma strettamente collegate della vita di una persona.
L’idea di fondo è abbastanza semplice: un lavoratore che riceve un supporto dalla propria azienda nella gestione della propria vita extra-lavorativa è un lavoratore che può meglio concentrarsi sul lavoro, con meno preoccupazioni e meno stress.
Uno degli esempi più calzanti, specialmente nel territorio italiano, che ben chiarisce questo processo sono le mamme lavoratrici, specialmente le neo-mamme. Si può ben comprendere come per le donne con una famiglia coniugare lavoro e vita privata può diventare una forte fonte di stress, con delle ripercussioni importanti anche sulla performance lavorativa. Ecco quindi che l’azienda può decidere di fornire dei servizi a supporto della persona, per esempio pagando un servizio di babysitter per chi lo richiedesse, piuttosto che attivare un servizio di spesa espressa, o ancora pagare del tutto o in parte la retta mensile dell’asilo. Una mamma può pensare meno ai problemi quotidiani e concentrarsi di più sulla performance lavorativa.
Vi è anche un altro importante vantaggio ottenibile dall’implementazione di politiche di Welfare Aziendale vale a dire il retain dei talenti e best performers. Un lavoratore che percepisce un aiuto concreto dall’azienda si sentirà più legato ad essa, anche in un’ottica di riconoscenza per i benefici ricevuti, diminuendo sensibilmente il rischio di turnover aziendale e aumentando l’impegno nel proprio lavoro. Inoltre un’azienda che implementa delle azioni di Welfare va ad aumentare sensibilmente la sua immagine aziendale, soprattutto in un’ottica di employer branding, ovvero trasmettere sia all’interno che all’esterno dell’azienda una positiva immagine aziendale in termini di posto di lavoro desiderabile.
Se da un lato il vantaggio per l’azienda e per i lavoratori è ben chiaro, dall’altro è bene conoscere i costi associati all’implementazione di politiche di Welfare. La Legge di stabilità del 2017 dichiara che le politiche di Welfare Aziendale descritte nell’articolo 51 del TUR non concorrono a formare reddito di lavoro dipendente. L’azienda può quindi fare un investimento in termini di politiche di Welfare Aziendale andando a pagare solo il costo del servizio, senza ulteriori costi relativi alla tassazione. Risulta quindi essere una grande opportunità per le aziende, perché permette loro di ottenere dei significativi benefici in termini di job performance e coinvolgimento nel proprio lavoro espressa dai lavoratori al netto di un investimento privo di tassazione.
Un ostacolo potrebbe presentarsi nel momento in cui un’azienda volesse applicare delle politiche di Welfare Aziendale: cosa può portare maggiore beneficio ai lavoratori? Come è possibile attivare delle politiche di Welfare in maniera efficace?
In tal senso il TUIR dà delle indicazioni generiche rispetto alle tipologie di azioni di Welfare, senza creare un vero e proprio elenco delle azioni implementabili. È quindi possibile avviare qualunque tipo di iniziativa, dall’asilo nido aziendale a dei buoni spesa per i lavoratori, da dei check up medici gratuiti al rimborso della spesa dei libri scolastici per i figli. Le possibilità sono infinite, e se da un lato questo aspetto è positivo perché permette di creare politiche di Welfare su misura per ogni azienda, dall’altro vi è il rischio di creare azioni che in definitiva possono non essere realmente utilizzate dai lavoratori. In tal senso le aziende possono avvalersi della professionalità di consulenti aziendali che possano rilevare i reali fabbisogni dei lavoratori e creare dei progetti di Welfare ad hoc per la propria azienda.
La valorizzare delle risorse umane, oggi, non passa più dal semplice incentivo economico. È necessario che le aziende forniscano dei servizi ai propri lavoratori, in modo da ottenere degli importanti benefici sia per l’azienda che per il lavoratore stesso, concentrandosi su un rapporto azienda-lavoratore che va ben oltre il mero datore di lavoro-lavoratore, ma piuttosto costruendo una relazione di supporto e impegno reciproco. Il Welfare Aziendale è il vero futuro della gestione delle risorse umane, un’opportunità che le aziende non possono lasciarsi scappare.

 

 

Simone Alfio Licciardello           

Area Risorse Umane