La solidità patrimoniale di un’azienda viene rappresentata come la sua solvibilità nel medio- lungo termine e
quindi la sua la capacità di ottenere dai creditori il rinnovo dei finanziamenti in scadenza e
la concessione di nuovi prestiti; in poche parole, la solidità patrimoniale di un’azienda è presupposto ineludibile della sua continuità.

Il deteriorarsi della solidità patrimoniale può essere misurata dall’andamento del “margine primario di struttura”,
pari alla differenza tra mezzi propri e attivo fisso, ovvero del “quoziente primario di struttura”, pari al rapporto tra mezzi propri e attivo fisso: tanto maggiori saranno i risultati di questi indici, tanto più sarà garantita la conti- nuità aziendale.
Di pari importanza sarà l’andamento del “margine secondario di struttura”, dato dalla differenza tra passivo consolidato e attivo fisso,
e del “quoziente secondario di struttura”, dato dal rapporto tra passivo consolidato e attivo fisso: anche in tal caso tanto maggiori
saranno i risultati di questi indici, tanto più ampia sarà la solidità patrimoniale dell’azienda.
Ma grande rilevanza ai fini diagnostici assumerà anche l’andamento di alcuni indici finanziari:
a) l’ “indice di liquidità primaria”, che misura la capacità della società di soddisfare le obbligazioni derivanti dall’indebitamento a breve;
b) l’ “indice di liquidità secon- daria”, che fa riferimento al concetto di capitale circolante netto;
c) l’ “indice di indebitamento”, dato dal rapporto tra mezzi di terzi e mezzi propri;
d) il “tasso di copertura degli immobilizzi”, dato dal rapporto tra capitali permanenti e attivo immobilizzato.

Laddove i risultati economici dell’azienda erodessero il suo patrimonio ed arrivassero ad intaccare il suo capitale,
si dovrà procedere secondo quanto stabilito dal Codice Civile: per le società per azioni l’art. 2446 dispone che qualora il capitale sociale risulti diminuito di oltre un terzo in conseguenza di perdite, deve senza indugio essere convocata l’assemblea dei soci cui sottoporre una relazione sulla situazione patrimoniale della società;  se entro l’esercizio successivo la perdita non risulta diminuita a meno di un terzo l’assemblea che approva il bilancio di tale esercizio deve ridurre il capitale in proporzione alle perdite accertate.
Se poi per la perdita di oltre un terzo del capitale sociale questo si riduce al di sotto del minimo legale,  deve essere convocata senza indugio l’assemblea dei soci per deliberare la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al minimo legale, o la trasformazione della società (art. 2447 C.C.).
Analoghe diposizioni operano anche per le società a re- sponsabilità limitata, come disciplinate dagli articoli 2482-bis e 2482-ter C.C.
Va precisato che in alcuni casi l’operatività delle norme suindicate viene sospesa. Ed infatti, come anticipato nel precedente inserto, l’art. 33 del “Decreto Sviluppo” ha introdotto ex novo l’art. 182 sexies L.F., secondo il quale “Dalla data del deposito della domanda per l’ammissione al concordato preventivo, anche a norma dell’articolo 161, sesto comma, della domanda per l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione di cui all’articolo 182 bis
ovvero della proposta di accordo a norma del sesto comma dello stesso ar- ticolo e sino all’omologazione non si applicano gli articoli 2446, commi secondo e terzo, 2447, 2482-bis, commi quarto,quinto e sesto, e 2482-ter del codice civile.
Per lo stesso periodo non opera la causa di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale sociale di cui agli articoli 2484, n. 4, e 2545- duodecies del codice civile. Resta ferma, per il periodo anteriore al deposito delle domande e della proposta di cui al primo comma,l’applicazione dell’articolo 2486 del codice civile”.
La ratio della norma va individuata nell’ottica di conservazione dell’impresa, che ha spinto di recente il Legislatore fallimentare a privilegiare,ed introdurre, gli strumenti diretti a consentire il salvataggio dell’impresa, inteso come valore da tutelare.
L’opportunità di prevedere norme specifiche in tema di rapporti tra concordato preventivo e capitale sociale era stata già evidenziata da Assonime, che aveva auspicato che il Legislatore prevedesse “…una sospensione degli obblighi di ricapitalizzazione previsti dal codice civile in caso di perdite del capitale sociale, a condizione che gli amministratori si attivino tempestivamente a tutela dei creditori e che al termine del concordato la società risulti dotata del capitale minimo legale” (Assonime, Rapporto sull’attuazione della riforma delle legge fallimentare e sulle sue più recenti modifiche, n. 4/2012).
Pertanto, per effetto della recente riforma, in presenza di una crisi di impresa con perdita del capitale sociale,
l’intervento potrà essere di due tipi: una soluzione “societaria” attraverso un aumento di capitale sociale ovvero una soluzione “concorsuale” attraverso il deposito di una domanda di concordato preventivo (art. 160 e seguenti della L.F.) o di un accordo di ristrutturazione dei debiti (art. 182 bis della L.F.).
In entrambi i casi si potrà evitare l’apertura della fase di liquidazione della società ma, al contempo,  si tuteleranno anche i creditori sociali.
La deroga all’applicazione delle norme sulla riduzione del capitale sociale opera a partire dal deposito della domanda di concordato preventivo, anche se nelle forma di cui al comma sesto dell’art. 161 L.F. (cd. concordato “preno- tativo” o “con riserva”) o dal momento del deposito della domanda di cui all’art.182 bis L.F. In tali casi gli amministratori riprendono il potere-dovere di gestire l’impresa non solo in modo conservativo in quando si tratta di una società che non è in liquidazione. Durante la procedura di concordato (o di accordo di ristrutturazione) la società potrà quindi continuare ad operare (se previsto nel piano) pur in assenza del capitale “minimo”, ma tale possibilità cesserà con il cessare della procedura.

Potrà tuttavia accadere che per effetto di una sopravvenienza attiva derivante dalla esdebitazione concordataria (o dell’accordo ex art. 182 bis L.F.)
la perdita sia riassorbita e quindi non sarà più necessario provvedere alla sua copertura.
Naturalmente, fino al de- posito della domanda continua a trova- re applicazione l’art. 2486 c.c. e, quindi,
l’obbligo degli amministratori di gestire la società ai soli fini della conservazione dell’integrità e del valore del patrimonio sociale.

 

 

Gerardo Sallustro

Area Legale 

 

Enrico Veroli

Area Fiscale e Societaria