Per un’esistenza serena e per avere successo nel lavoro, un’empatia evoluta diventa una necessità non solo per la crescita, ma anche per la conservazione.

In quest’ultimo ventennio lo sviluppo della conoscenza/consapevolezza è diventato un fenomeno di massa.
Gli strumenti per informarsi e per riflettere si sono moltiplicati e diffusi. I processi e i metodi di apprendimento si sono evoluti. Le tecnologie e le scienze hanno fatto passi da giganti. La velocità dei processi di cambiamento si è fatta impetuosa e condizionante.
La scelta è quella o di mantenere e migliorare la propria posizione sociale e lavorativa oppure di essere emarginato.
Bisogna disporre di una mente che possa gestire il cambiamento.
L’empatia è un potere della mente. È la capacità di porsi velocemente nello stato d’animo e nella situazione di un’altra persona, con la minima partecipazione emotiva.
L’empatia è una forma di conoscenza, un processo cognitivo, un’abilità che può essere praticata e allenata e in cui si può diventare esperti.
Decidere in modo flessibile, a seconda delle situazioni e delle persone, del contesto sociale con cui interagiamo, ci permette di soddisfare l’obiettivo di ottimizzare il rapporto io/contesto, sia sociale che lavorativo.
Nell’organizzazione aziendale, ambito in cui l’individuo interagisce per soddisfare la propria persona, sta esplodendo la necessità di persone che sappiano gestire questo strumento mentale.
Da un’intelligenza cognitiva, si va sempre più verso la valorizzazione di un’intelligenza intuitiva/ controllata (emotiva).
Tra i componenti di un’intelligenza emotiva (assertività, creatività, intuizione, problem-solving, velocità decisionale, decision making) un posto preminente è riservata all’empatia.
L’organizzazione ha messo al centro del suo sistema il fattore umano. I metodi di interazione stanno sempre più basandosi sul pilastro dell’empatia controllata, dove la soddisfazione delle esigenze del gruppo appartenente all’organizzazione, sono centrali ai fini dell’ottimizzazione dell’efficienza.
Le strategie aziendali di prodotto e di processo stanno avviandosi verso la soddisfazione del cliente. Il cliente sta dominando sempre più il rapporto produzione/mercato (consumatore).
Le strategie comunicative stanno sempre più dirigendosi verso il mondo emozionale del cliente. I processi distributivi della ricchezza e dei redditi prodotti tengono sempre più presente il fattore umano.
Il fenomeno della digitalizzazione, dove l’intelligenza artificiale la fa da padrona in tutte le attività operative e cognitive, richiede alla persona uno sviluppo dell’intelligenza emotiva.
Una mente capace di risolvere con spontaneità e immediatezza le scelte decisionali e di azione.
Ricordiamo che il 95% delle nostre azioni o comportamenti è governato dall’intelligenza emotiva (intuizione).
Tutto ciò impone una mente aperta verso gli altri, che sappia cogliere intuitivamente e con distacco le esigenze degli altri, capace di saper ascoltare, vedere e sentire quelle che sono le emozioni e i sentimenti degli attori che si muovono nei vari sistemi economici e sociali.
L’educazione verso lo sviluppo di questa facoltà è una grossa responsabilità.
Lo sviluppo, attraverso l’allenamento dell’empatia, percorre tutto l’arco della vita esistenziale, dalla nascita alla morte; il periodo più delicato è quello neo-natale, infantile e adolescenziale.
Tutta la filiera pedagogica dovrà agire nell’orientare lo sviluppo o potenziare la conoscenza, lo sforzo e l’esercizio.

 

 

 

Guidi Flavio

Area Sviluppo Organizzativo e Strategia