Oggigiorno, si assiste ad un sensibile costo dell’energia, infatti,  i prezzi di gas, petrolio ed elettricità sono scesi di molto. Il merito è riconducibile alla politica green che è stata adottata negli ultimi anni e che si caratterizza con un forte, e a volte indotto, indirizzamento verso l’utilizzo di fonti rinnovabili.
Elemento fondamentale è rappresentato dall’unità di intenti da parte dei governi mondiali; momento di svolta è identificabile nel 28 marzo scorso quando Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per smantellare buona parte delle iniziative adottate dall’amministrazione precedente per arginare il cambiamento climatico e ridurre le emissione di CO2.
Il provvedimento ha portato a fare un passo indietro nei confronti del Clean Power Plan che avrebbe finanziato il passaggio a fonti di energia pulita. Trump ha affermato che il provvedimento è stato adottato per promuovere l’indipendenza energetica degli Stati Uniti e per rivitalizzare l’industria locale del carbone.
I primi dati non sono però a favore del Pil Usa che è risultato pari alla metà di quello dell’Unione Europea. Nel frattempo la Cina, tristemente famosa per essere il paese più inquinato del pianeta, sembra aver acquisito una nuova sensibilità ambientale.
La decisione di Donald Trump di abbandonare gli accordi di Parigi sul clima e la regolamentazione dell’uso degli idrocarburi non ha certo sorpreso nessuno. Trump  sta trascinando l’America verso un pericoloso isolamento: questo nuovo quadro vedrebbe gli Usa che interrompono il loro ruolo di guida nel mondo e la Cina che si tramuta nel nuovo paladino della globalizzazione.
Eh già, chi guadagna dalla crepa che si è aperta tra una sponda e l’altra dell’Atlantico è proprio Pechino!
Al World Economic Forum 2017 di Davos, il leader cinese Xi Jinpin ha difeso la globalizzazione e il libero commercio mentre Trump, a Davos, non c’è neppure andato. Adesso è ancora la Cina, insieme a tutti gli altri, a puntare il dito contro il grande inquinatore: l’americano medio. Sicuramente, è giusto condannare l’abbandono del trattato di Parigi ma, a monte, ci sono realtà che vanno prese in considerazione per capire quanto sia articolato questo problema.
Il popolo americano ha sempre inquinato più di quello cinese ma questo non è riconducibile alla scelta di Trump ma è lo stile di vita occidentale che genera inquinamento. Lanciando uno sguardo all’Europa, occorre riconoscere che anche il nostro popolo, in media inquina, più dei cinesi. Da almeno dieci anni, la Cina ha preso nuove decisioni investendo prepotentemente nell’energia rinnovabile e lo fa con una determinazione maggiore rispetto a noi occidentali, e lo fa con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dagli idrocarburi.
Il futuro sembrerebbe oscillare tra un ritorno al carbone e una visione totally green: il prossimo shock energetico non sarà dovuto all’esaurimento delle fonti fossili quanto alla mancanza di una strategia globale decisiva su ambiente, clima ed energia.

 

Michelangelo Barca

Area Finanza