Un fenomeno che cambierà il ruolo dell’uomo biologico nel processo evolutivo

L’unione delle neuroscienze (ovvero ciò che studia il funzionamento del cervello) con le nanotecnologie (ciò che studia il comportamento degli atomi e delle cellule nella dimensione dell’infinitamente piccolo), associata all’informatica (tecnologia e scienza che studia le connessioni elettroniche tra componenti di un sistema) sta correndo sulla creazione dell’intelligenza artificiale.

Le azioni e i comportamenti che oggi sono mossi dalla mente, frutto dell’intelligenza umana, saranno sostituite dall’intelligenza artificiale.

Avremo accanto dei robot, più o meno vestiti come umani, che ci sostituiranno in molte funzioni e attività, non solo in quelle più operative e specializzate, ma successivamente anche in quelle più generali.

Anche le attività speculative saranno delegate in parte o in toto agli essere cibernetici.

L’invenzione del percettrone, un algoritmo costruito a somiglianza dei neuroni e capace di apprendimento analogicamente ad una rete neuronale e capace di creare legami tra unità cellulari vicine e interagenti, costituisce un momento di svolta centrale e di base dell’intelligenza artificiale. Con la risoluzione del problema della percezione. Insieme alla diminuzione dei costi dell’hardware (grazie alle nanotecnologie), ha dato un impulso allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Oggi, macchine intelligenti battono un record dietro l’altro. Vengono investiti miliardi di dollari sulla ricerca nell’intelligenza artificiale. Gli automi diventano sempre più sapienti; le loro competenze, sempre più evolute, queste si basano sulla capacità di apprendere, di dedurre fatti elaborando i dati e tutto ciò innumerevoli volte più rapidamente del nostro cervello.

Il processo di apprendimento è stato reso anche autonomo grazie ad un meccanismo detto di apprendimento di rinforzo.

Tutto ciò ha aperto le porte verso l’obiettivo della produzione di una intelligenza artificiale generale simile a quella umana: saper pensare in maniera creativa sfruttando l’intuito. Oggi ancora questo livello non è stato raggiunto, siamo alla fase deduttiva dei fatti, sfruttando dati e osservazioni (fase del riconoscimento e delle previsioni partendo dalle informazioni).

Il prossimo passo evolutivo è che le macchine entrino nella problematica sfera della moralità umana, che comporta la capacità di prendere decisioni discrezionali in modo autonomo.

L’intelligenza artificiale renderà obsolete molte professioni, soprattutto nel settore manifatturiero e commerciale.

L’intelligenza artificiale rappresenta la tecnologia più dotata e di più alto potenziale nel processo di cambiamento.

La stessa porterà, grazie al suo potenziale elaborativo, rapidità ed instancabilità, elevatissimi contributi anche nel mondo scientifico elaborando dati ed  ampliando le  conoscenze.

L’intelligenza artificiale potrebbe diventare una nuova divinità il cui intelletto supera il nostro.

Entro 10 o 20 anni arriveremo a un livello di intelligenza generale pari a quello dell’uomo. Quando ciò accadrà avremo creato macchine capaci di dirigere quantità enormi di dati per produrre ragionamenti e previsioni superumane.

Il processo inevitabile porterà a creare forme senzienti robotiche dotandole di caratteristiche umane quali l’intelligenza emotiva, l’empatia, la coscienza.

Gli uomini cibernetici dovranno imparare a comunicare con l’uomo biologico distinguendo le nostre diverse personalità, i diversi stati d’animo, le voci e le espressioni e da ciò trarre conclusioni sulla base dell’elevata quantità di dati che l’uomo ha già accumulato e quelle che attraverso il big data potrebbero essere al momento disponibili.

La trasparenza con questi simili sarà una caratteristica del rapporto. La loro funzione potrà essere quella di aiutarci a prendere decisioni migliori e scelte di vita più oculate.

Il futuro sarà frutto della saggezza e consapevolezza raggiunta.

 

Flavio Guidi

Management Academy Sida Group , ISD – Istituto studi direzionali

Area Strategia e Sviluppo Organizzativo