Le considerazioni che seguono nascono da una ricerca condotta dalla Fondazione CFM – Centro Formazione Manageriale di Ancona e dai convegni successivamente organizzati da questa.

Lisbona 2000 ed Europa 2020: “L’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”.

Tra i capisaldi della strategia del 2000 e tra gli obiettivi del 2020 innovazione, capitale umano e la qualificazione del lavoro, investire nelle persone e modernizzare i mercati del lavoro, investire nella conoscenza e nell’innovazione, liberare il potenziale delle imprese in particolare delle PMI.

Un’Europa del 2020 con iniziative quali “Unione dell’innovazione, “Youth on the move; l’agenda europea del digitale; un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse; una politica industriale per l’era della globalizzazione; l’agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro”[1]

Business Intelligence, big data, interoperabilità, domotica e ambient intelligence, e-care, Internet of Things sono solo alcune delle parole chiave analizzate, utilizzate e ed esplorate all’interno del più ampio contesto online, mondo digitale e Communication Technology.

Anche le recenti note della Commissione Europea in materia e i rapporti del Ministero dello Sviluppo Economico e degli Osservatori IT si concentrano su alcuni principali set di indicatori quali eSupply, eUse, eNet, eKnow-How al fine di generare indici di conoscenza e misurabilità di servizio, prodotto e processo all’interno dell’esplorato e inesplorato panorama della comunicazione e della tecnologia digitale.

Terminologie quali “Neodata”, BDA (Big Data Analytics), IoT (Internet of Things), EDI (Electronic Data Interchange), Open Digital Innovation nel corso degli ultimi anni si sono insinuate all’interno delle dinamiche strategiche e decisionali delle realtà aziendali e delle pubbliche amministrazioni nazionali e internazionali, e più semplicemente, nella nostra vita.

Non costituiscono astrazioni o semplici acronimi, ma una sorta di “terza rivoluzione industriale del dato”, e della Information Technology in senso lato, nelle più conosciute sue caratteristiche le 3V di Volume, Velocità, Varietà.

Il nostro, più dei precedenti, risulta essere il secolo delle interazioni e delle correlazioni, il secolo dei collegamenti e delle reti, il secolo delle strutture e delle infrastrutture, dei dispositivi mobile e dello scambio, sempre e in maggior parte real time, di dati grezzi e di input che i modelli e i sistemi di Business Data Analytics e di Business Intelligence si prefiggono di leggere, aggregare e interpretare al fine di trasformare quello che potremmo definire uno stream of consciousness dei dati in flusso di informazioni strutturate.

La difficoltà maggiore nella gestione e integrazione di quantità quasi non misurabili di dati così eterogenei per struttura, forma e contenuti risulta la creazione di algoritmi e modelli di analisi in grado di poterli interpretare e organizzare con un obiettivo primario che a distanza di secoli risulta essere paradossalmente sempre quello enunciato nel ‘600 da Galileo Galilei:

“Misurare ciò che è misurabile e rendere misurabile ciò che non lo è” e, ci permettiamo di aggiungere, cio che “sembra non esserlo”.

Ma a chi l’onere e l’onere di vivere nel mondo hi-tech, di esserne protagonista e non solo spettatore? Sicuramente a figure formate che possano acquisire competenze di ampio spettro e puntuali, che siano in grado di estrarre dalla visione d’insieme il loro punto di vista e rendere quest’ultimo una specializzazione che generi prodotti, servizi e conoscenza ad alto valore aggiunto.

Tale processo formativo deve tener conto dell’intera sfera inerente il digitale e all’innovazione soprattutto di processo, deve parlare di interoperabilità tra sistemi e tra dati, deve saper esplorare e conoscere i nuovi sistemi di telecomunicazione e comunicazione, del digital e del 3.0, del mondo legato al mobile device e alla connettività secondo i principi di:

Il “Know what” sapere cosa,

Il “know why” sapere perché

Il “know who” sapere chi

Il “Know how” sapere come (Bengt-Åke Lundvall e Björn Johnson, nel 1994).

L’approccio ICT è quello ai dati, agli open data, all’informatica e ai sistemi e ai servizi digitali, al mondo dei database relazionali e del CRM – Customer Relationship Management e Social Customer Relationship Management 3.0, al mondo del clouding e dell ICT security, al mondo delle Smart Solutions e delle Smart Communities, del Digital Living e del Networking Engineering.

“L’innovazione richiede una mentalità che rifiuta la paura del fallimento e sostituisce quella con la gioia di esplorazione e di apprendimento sperimentale” – Eduard D. Hess.

Stiamo vivendo una fase di sviluppo in cui la conoscenza scientifica e le risorse umane rappresentano fattori di crescita strategici, oggi vi è un legame stretto tra i processi di apprendimento, innovazione e cambiamento.

Occorre evidenziare che per introdurre delle innovazioni sono necessarie:

  1. nuove conoscenze
  2. competenze tecniche e organizzative
  3. sviluppo di processi di apprendimento tra i professionisti sia collettivi che individuali.

Quindi i prossimi passi devono essere orientati a favorire lo sviluppo di “competenze digitali” dei professionisti dei vari sistemi per migliorare i processi di trasformazione e aumentare l’efficienza nell’uso delle strutture distributive e per offrire ai cittadini servizi e prodotti innovativi e più efficienti in un’ottica di “cost saving” significativo.

Sviluppare “competenze digitali” significa sviluppare “capacità di utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie dell’informazione e della comunicazione per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione: l’uso del computer per reperire, valutare, conservare, produrre, presentare e scambiare informazioni nonché per comunicare e partecipare a reti collaborative tramite Internet” (Unione Europea, Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente (2006/962/CE2).

La competenza digitale è caratterizzata da 3 dimensioni:

  • Cognitiva
  • Tecnologica
  • Etica

quindi tale competenza è legata alle capacità di rapportarsi al contesto di vita (mantenere capacità critica rispetto alle informazioni e alle opinioni, saper affrontare le situazioni problematiche), gestire gli eventi del divenire (essere capaci di accogliere i cambiamenti derivanti dall’innovazione tecnologica) ed essere soggetto sociale (essere parte di una comunità ed interagire).

Per affrontare questo cambiamento è opportuno allineare all’investimento in tecnologie un adeguato investimento in cultura e competenze quali:

  • Competenze di base, alfabetizzazione, e-inclusion
  • Cultura digitale, utilizzo dei servizi, e-gov
  • Competenze informatiche/digitali trasversali / e-leadership
  • Competenze professionali specialistiche per professionisti e futuri professionisti ICT

Tali competenze risultano essere necessarie per immaginare, proporre, promuovere e animare l’innovazione nelle organizzazioni aziendali.

Le competenze da sviluppare non sono soltanto digitali, ma devono incrociare diverse altre discipline, tipiche delle figure di vertice (e-leader) che siano in grado di patrocinare, sostenere, stimolare l’atteggiamento collaborativo e innovativo che sottende al cambiamento organizzativo per il miglioramento della qualità e della sicurezza delle cure.

L’obiettivo finale deve essere la diffusione di una cultura digitale attraverso interventi di formazione specifici per le varie figure professionali, con l’obiettivo di sviluppare il saper fare tecnologico, che investe gli strumenti del lavoro quotidiano e soprattutto l’essenziale elemento della programmazione e gestione della sicurezza operativa e del dato nei sistemi aziendali.

Questo sarà possibile attraverso percorsi di allineamento che consentano di ricondurre anche le competenze digitali dei settori aziendali nel quadro dei framework europei di definizione delle competenze così da allineare il percorso italiano al percorso europeo dell’Agenda digitale.

La tecnologia e l’informatica sono lo strumento su cui è possibile ridisegnare le organizzazioni aziendali, per renderle più performante da tutti i punti di vista:

  • migliorano i servizi e i prodotti per il cittadino,
  • riducono i costi e gli oneri di gestione dell’attività aziendale.

Si stima che una profonda digitalizzazione del sistema economico, supportata da un coerente piano di formazione, oltre ai vantaggi pratici per i cittadini, porterebbe risparmi significativi e rilevanti, derivanti da soluzioni tecnologiche:

Quindi è necessario garantire lo sviluppo di «competenze digitali» adeguate nell’ambito del percorso formativo complessivo (pre-laurea, post laurea, formazione continua).

Per fare tutto ciò il primo passo da fare è di identificare le aziende dei vari settori dell’economia italiana come learning organization che riconoscono nella formazione continua e nel miglioramento della competence professionale i determinanti fondamentali per migliorare la qualità dell’attività economica fino a raggiungere l’eccellenza.

 

Giulio Guidi

Management Academy Sida Group, ISD – Istituto studi direzionali

Area Strategia e Sviluppo Organizzativo

 

[1] Comunicazione della Commissione Europea, EUROPA 2020 Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, 03/03/2010, Bruxelles consultabile in http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex:52010DC2020