Il teatro sociale (“delle diversità”, “di interazione sociale”, o “sociale e di comunità”, a seconda delle diverse scuole di pensiero espresse in Italia negli ultimi trent’anni) è definibile come una pratica teatrale, con metodologie specifiche in cui equipe di professionisti esperti di teatro e di promozione del benessere delle persone operano con gruppi e comunità di cittadini – spesso svantaggiati – e realizzano percorsi teatrali, performance e progetti con finalità culturali, civili, artistiche e di benessere psicosociale.

Il teatro è un linguaggio multicodice, multidisciplinare, che intreccia parole e gesti, musiche e atmosfere, pensieri ed emozioni, passato e presente, vero e finto, e così via. Come ogni forma espressiva (la pittura e la poesia, il racconto e il canto), vive a infiniti livelli, dall’esperienza occasionale al buon artigianato, dall’attività locale, “di bottega”, alla più alta, commovente, opera d’arte. E’ la diffusione dell’esperienza a ricordare la necessità di questo esercizio creativo.

La ricerca della bellezza tende ad affinare gli animi, costruire relazioni tra soggetti, produrre benessere. La costruzione poetica dell’esperienza nel teatro arriva a valersi di tutti i materiali e di tutte le possibilità creative offerte dal teatro.

Il Teatro Sociale è il teatro al servizio della società, il teatro in cui l’estetica non è il fine, ma il mezzo per la formazione, la cura, la creazione e la ricreazione, l’espressione dell’individuo, del gruppo, delle comunità, in cui dei professionisti aiutano dei non professionisti a fare teatro per migliorare la propria vita, le proprie relazioni, l’ambiente sociale e istituzionale. Mentre il teatro classicamente inteso si fonda sulla visione di molti dell’azione di pochi (andare a teatro, vedere uno spettacolo), il Teatro Sociale si fonda sull’azione di molti per la visione o supervisione di pochi.

Negli ultimi anni lo spettro delle esperienze si è ulteriormente allargato, con il progressivo affermarsi non solo di nuovi ambiti di intervento – quali la cooperazione internazionale, la promozione della salute e dell’ambiente, lo sviluppo di comunità territoriali, il benessere organizzativo; e di ulteriori identità specifiche – interventi con anziani, donne, eccetera. Si sono inoltre affacciate sulla scena del teatro sociale nuove forme organizzative e giuridiche, si sono sviluppate nuove metodologie di intervento e si sono costituiti – per la prima volta in Europa – percorsi riconosciuti anche a livello universitario di formazione degli operatori di teatro sociale. Questa forma teatrale ha ottenuto un prestigioso riconoscimento internazionale dall’Unione Europea con l’assegnazione del primo premio del bando Cultura 2011 proprio a un progetto di teatro sociale e di comunità. Un numero crescente di cittadini e comunità vive esperienze di teatro sociale con riferimento ai temi del benessere, della partecipazione e della cittadinanza.

Negli ultimi anni in Italia, con il successo degli spettacoli realizzati da compagnie rinomate (Compagnia della Fortezza, Pippo Delbono, Marco Baliani, Ascanio Celestini, solo per citarne alcuni celebri a livello internazionale) che hanno destato l’attenzione anche degli spettatori meno adusi alla frequenza dei teatri, si è intensificata una richiesta da parte di istituzioni (scuole, asl, comuni…) e privati che intendono utilizzare il teatro come strumento di “esplorazione”, in alcuni casi di riabilitazione, in altri di “terapia” (d’obbligo le virgolette) o integrazione sociale (stranieri e non solo).

Il “teatro sociale” sta acquisendo sempre maggiore importanza: per la funzione civile, per i risultati scenici e per l’influsso che esercita sulla produzione artistica, per la progressiva estensione delle aree di applicazione che da quelle delle “diversità” (disabilità, carcere, differenze culturali e di genere, etc.) si sono via via allargate, interessando cittadini e comunità con riferimento ai temi della partecipazione e della cittadinanza. L’interesse e la disponibilità economica di enti e soggetti non culturali a valorizzare il teatro nella sensibilizzazione e nella promozione sociale disegnano nuove opportunità di mercato e di professionalità nell’area della progettazione e gestione di questo tipo di interventi.

Ecco che si aprono muovi scenari occupazionali, nuove opportunità lavorative che al contempo aiutano i contesti sociali difficili che spesso non sono adeguatamente sostenuti.

Dott.ssa Lisa Dorsi                                                  

Management Academy Sida Group, ISD – Istituto Studi Direzionali                                  

Area Formazione Finanziata