Tutte le imprese, come le persone e le istituzioni, stanno vivendo nel XXI secolo una fase di radicale trasformazione economica e sociale, che richiede una nuova e più profonda capacità di analisi e governo del cambiamento.

Un mondo nuovo è in formazione: molte delle certezze del passato sembrano svanire, anche sul piano dei modelli imprenditoriali e manageriali.

Ma il nuovo mondo non si è ancora sedimentato. Nascono nuovi modelli di business, quelli più tradizionali rischiano di scomparire senza innovazioni.

E’ la 4° rivoluzione industriale, che lega e fonde mondo fisico e nuovo mondo online, imponendo il riorientamento digitale dei modelli di business aziendali.

Questa transizione è fonte di grande incertezza. Tuttavia, pensandoci bene, la storia è sempre avanzata per “salti di paradigma” legati al progresso tecnologico, che hanno favorito l’affermazione di innovativi modelli di pensiero strategico ed azione operativa, soprattutto nel campo del management e dell’imprenditorialità.

Per preservare e rinnovare i propri vantaggi competitivi, dunque, ogni impresa e organizzazione, qualunque sia il settore di attività, è chiamata a conoscere ed analizzare il cambiamento attuale e futuro dell’ambiente e del proprio contesto concorrenziale.

Lo scopo è quello di prevenirne le minacce e sfruttare le opportunità di queste trasformazioni, per focalizzare strategie competitive adeguate ad affrontare le sfide del XXI secolo.

In un contesto come quello attuale di veloce e profondo cambiamento, la tradizionale analisi dell’ambiente di riferimento e del mercato deve salire di livello e di orizzonte temporale, proiettandosi anche e soprattutto nel medio-lungo periodo.

E’ indispensabile per questo conoscere i cosiddetti “megatrends”.

Cosa sono i megatrends? Rappresentano le tendenze strutturali di evoluzione e trasformazione che attraversano la società e che presentano alcune caratteristiche basilari unificanti. In via generale i megatrends sono:

  • di lungo periodo, ossia marciano a velocità variabile ma inarrestabile;
  • globali, nel senso che riguardano l’intero pianeta anche se con intensità differenziate tra Paesi e Continenti;
  • pervasivi, perché interessano simultaneamente il mondo economico, sociale e istituzionale, in ognuno dei loro rispettivi comparti.

Per le imprese conoscere i megatrends è importante perché operano come “zolle tettoniche” e si alimentano sinergicamente. Il loro spostamento è foriero di profondi terremoti, in ogni settore di attività: per questo rappresentano un vero e proprio “ecosistema del cambiamento”, in cui ogni impresa è immersa. Conoscerlo è fondamentale per impostare strategie competitive efficaci e sostenibili nel medio-lungo periodo.

E’ possibile, dunque, delineare un modello di analisi conoscitiva e complessiva dei megatrends? In parte si. Descriviamo pertanto alcuni di quelli più importanti.

DIGITAL TRANSFORMATION

Il primo, quello forse più conosciuto, è rappresentato dalla “digital trasformation”: l’avvento della 4° rivoluzione industriale si basa sulla pervasività dell’utilizzo delle tecnologie digitali, che costringe le imprese ad operare nello scenario dell’Internet of Everythng (Ioe).

Le fonti dati sul tema sono molteplici. Basta citare il recente rapporto Mackinsey: su scala globale il 49% dei lavori rischia di essere oggetto di automazione per mezzo dei robot entro un periodo relativamente breve di tempo. Questa trasformazione digitale opera attraverso specifiche tecnologie abilitanti: artificial intelligence; big data; cloud; additive manifacturing (es. stampanti 3D); augmented reality; cibersecurity; horizontal/vertical integration; altre tecnologie, soprattutto digitali.

LA MULTIPOLARITÀ GLOBALE E LA DE-GLOBALIZZAZIONE.

La caduta delle contrapposizioni ideologiche e tra blocchi, l’emergere di nuovi protagonisti economici globali (ad esempio la Cina, il cui Pil ha superato quello USA), ha cambiato anche la geopolitica. Il mondo si sposta ad Est, l’Europa perde centralità e slancio nello scacchiere globale. L’empowerment globale diviene più distribuito, tra più Paesi e aree continentali.  Riemerge anche il nazionalismo, quale risposta ad una crisi che, durando da circa 10 anni, lascia intravedere i rischi di una stagnazione secolare: è la tendenza alla de-globalizzazione, al ritorno al protezionismo, che mette in serio rischio l’apertura e gli scambi commerciali internazionali. Brexit, le nuove leadership USA, russe ed orientali, lasciano intravedere un mondo in cui al multilateralismo si affianca la tendenza a sviluppare scambi economici sempre più diretti e bilaterali tra singoli Stati. Si intravedono effetti profondi su competitività e prospettive di sviluppo di interi settori economici, che rischiano di vedersi chiudere mercati internazionali consolidati.

MEGATRENDS SOCIALI E AMBIENTALI

L’economia è fortemente investita dalla digitalizzazione. Tuttavia operano anche altri megatrends, di natura sociale e ambientale, che influenzano sempre di più marcatamente anche le imprese.

La crescita della popolazione.

E’ un trend inarrestabile, che in Italia ed Europa, per i bassi tassi di natalità esistenti, rischia di non essere percepito nella sua profondità. I cittadini del mondo erano 1,6 miliardi agli inizi del 1900 e 7,3 miliardi nel 2015: secondo l’ultimo Rapporto ONU aumenteranno di 1,2 miliardi per arrivare a 8,5 miliardi nel 2030; cresceranno di altri 2,4 miliardi fino ad arrivare a 9,7 nel 2050. Solo nove Paesi contribuiranno per metà all’incremento mondiale, nel periodo fino al 2050: Cina, India, Stati Uniti, Pakistan, Nigeria, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo (DRC), Tanzania e Bangladesh.

L’invecchiamento globale.

Sempre secondo l’ONU, il XXI Secolo sarà anche quello dell’invecchiamento globale: il numero di persone con età uguale o superiore ai 60 anni dovrebbe più che raddoppiare entro il 2050 e più che triplicare entro il 2100. Il “vecchio continente” europeo lo diverrà sempre più.

L’urbanizzazione.

La popolazione cresce, invecchia e si concentra sempre progressivamente in aree arbane: saranno queste a competere addirittura con gli Stati quali motori e catalizzatori di sviluppo. Le megalopoli (città che superano i 10 milioni di abitanti) passeranno dalle 23 del 2015 alle 40 del 2030.  La popolazione urbana supererà i 6 miliardi entro il 2045, rispetto ai 3,9 miliardi del 2014.

Le migrazioni.

La crescita della popolazione mondiale nel complesso deriva in gran parte dai Paesi a più basso reddito. Questo comporterà un’ondata migratoria senza precedenti nella storia, di cui ora vediamo solo gli inizi. La proiezione dell’ONU del tasso netto di migrazione dai Paesi in via di sviluppo a quelli sviluppati, prevede lo spostamento annuale di circa 2,4 milioni di persone dal 2009 al 2050.

L’empowerment individuale.

Lo sviluppo delle tecnologie e la facilità di un accesso diffuso aumentano notevolmente il “potere dell’individuo”, il cosiddetto empowerment. La globalizzazione digitale apre alle persone potenzialità mai sperimentate nel corso della storia, che pone anche rilevanti problemi di sicurezza. Si pensi agli attacchi cibernetici, che stanno rivoluzionando i modelli di sicurezza di persone, imprese e interi Stati.

Il cambiamento climatico

Il riscaldamento globale, insieme alla crescita della popolazione, è l’altro megatrend capace di creare una pericolosa frattura di sistema su scala globale.

E’ la sfida delle sfide per l’umanità intera. Perché in uno scenario di invarianza di assetti tecnologici, economici e ritmi di sviluppo, il cambiamento climatico, combinato soprattutto con l’evoluzione demografica, rende sempre più difficile sia il rapporto equilibrato e sostenibile con l’ambiente, sia l’approvvigionamento delle risorse naturali necessarie per soddisfare le esigenze di crescita della popolazione mondiale.

In questo ambito il 2015 ha segnato un importante sorpasso: l’energia prodotta da fonti rinnovabili, per la prima volta nella storia, ha superato quella prodotta da fonti fossili, le principali responsabili dei gas serra. Questa è una strada lunga, da percorrere concretamente e proattivamente attraverso il rispetto multilaterale degli accordi di cooperazione sul clima, come quelli stipulati di recente a Parigi tra circa 200 Paesi.

In definitiva, sono stati delineati alcuni dei principali megatrends di quello che abbiamo definito l’”ecosistema del cambiamento” del XXI Secolo: la sua conoscenza è fondamentale per ogni impresa, per sfruttarne le opportunità e allontanarne le minacce, per creare valore preservando e sviluppando vantaggi competitivi sostenibili nel medio-lungo periodo.

Giulio Guidi

Management Academy Sida Group, ISD – Istituto studi direzionali

Area Strategia e sviluppo organizzativo