Vinitaly 2017: Il mercato del vino è sempre più globale, e gli scenari del prossimo futuro, soprattutto in un momento di grande cambiamento, sono fondamentali da interpretare.

Vinitaly 2017, il salone internazionale del vino e dei distillati appena concluso, ha confermato il valore dell’industria vinicola italiana come portabandiera del Made in Italy nel mondo e traino per l’agroalimentare italiano verso la conquista e il consolidamento dei mercati esteri.

L’analisi dei dati, fonte Coldiretti, evidenzia come L’Italia, con una produzione di vino di 48,7 milioni di ettolitri ha conquistato il primato mondiale davanti ai cugini francesi dal punto di vista quantitativo.

Dal punto di vista qualitativo, inoltre, va segnalato che quasi una bottiglia prodotta su tre (32%) è a denominazione di origine, tanto che il nostro Paese ha guadagnato il primato in Europa per numero di vini con indicazione geografica (73 Docg, 332 Doc e 118 Igt).

Il fatturato del vino e degli spumanti in Italia cresce ancora del 3% e raggiunge nel 2016 il valore record di oltre 10,1 miliardi per effetto soprattutto delle esportazioni che hanno raggiunto il massimo di sempre a 5,6 miliardi (+4 per cento). Sono risultate in leggera crescita anche le vendite sul mercato nazionale pari a circa a 4,5 miliardi, con l’aumento nella grande distribuzione organizzata (+1%).

Il mercato dove la crescita è percentualmente maggiore è la Cina con un +13% mentre gli USA nel 2016 si confermano come il primo cliente, con un incremento in valore delle vendite, rispetto all’anno precedente, del 6%.

Lo spumante è stato il prodotto che ha fatto registrare la migliore performance di crescita all’estero, grazie a un aumento del 21% che ha consentito di raggiungere il record di 1,2 miliardi di euro. L’attenzione verso la qualità è confermata dai dati relativi al settore Vino e Spumanti Bio con volumi in crescita del 29% e fatturati di oltre il 40% (Dati Gen. 2016).

Ottime performance del vino italiano, e molti ancora i margini di miglioramento possibili:

          I vini francesi, nostri maggiori competitor, pur con un volume minore di vino esportato, generano un valore maggiore. Il dato sul prezzo medio all’export francese è di 5,84 €/litro contro i 2,67 €/litro dei vini italiani, valori che diventano pari a 16,87 € contro 3,52 € nel caso degli sparkling. Questi dati sottolineano l’importanza, per le imprese italiane di investire in uno sviluppo della produzione che accompagni alla ricerca innovativa l’attenzione alla qualità attraverso appropriate tecniche di branding e price management;

          Nuovi aggressivi produttori emergenti, come la Nuova Zelanda, si propongono al mercato internazionale, avvertendo sull’esigenza, per le imprese italiane, di un approccio professionale al marketing internazionale in grado di proporre concrete strategie di penetrazione nei mercati obiettivo;

          L’export italiano è ancora debole in mercati internazionali con ampia domanda potenziale. Pensare che attualmente quasi la metà delle importazioni di vino negli USA è realizzato da soli 5 Stati (New York, California, Florida, Illinois e Texas) e che gli Stati Uniti sono il più grande mercato al mondo per il consumo di vino, fa riflettere su quanto sia importante una attività di internazionalizzazione che attraverso l’analisi, lo scouting, la progettazione permetta di cogliere tutte le opportunità offerte dal mercato.

In conclusione, risulta evidente come le imprese italiane saranno chiamate, nel prossimo futuro ad una nuova dimostrazione di maturità, per confermare i risultati raggiunti e proiettarsi verso un futuro di crescita internazionale. Sarà strategico investire in professionalità avanzate, per ottimizzare quanto di eccezionale fatto finora.

Dott. Daniele Pavoncello