L’industria alimentare è il più grande settore manifatturiero nell’Unione europea, sia in termini di fatturato (circa 965 miliardi di euro) che di numero di imprese attive (circa 310.000). E’ anche il principale datore di lavoro in Europa con 4,4 milioni di dipendenti. Ciò nonostante, gli investimenti in Ricerca e Sviluppo (R&D) dell’industria alimentare sono relativamente bassi in confronto agli altri settori. Gli investimenti in R&D in Europa, infatti, è inferiore in confronto a quella di altri paesi industrializzati quali Giappone, USA, Australia e Sud Corea (Fonte: Data & trends of the European Food and Drink Industry”, 2009, CIAA – Confederazione dell’Unione Europea dell’Industria Alimentare).

I cambiamenti sociali nelle attitudini e nei comportamenti, così come le nuove ed emergenti tendenze del consumatore impongono un costante rinnovamento nei prodotti agroalimentari ad un ritmo sempre più incalzante. L’industria alimentare deve, pertanto, costantemente innovare i processi e i prodotti al fine di restare competitiva. In tale scenario, le PMI hanno bisogno di investire in sviluppo di nuove tecnologie attivando programmi di ricerca, magari stringendo collaborazioni con Università ed Enti di Ricerca pubblici e privati.

Alla luce di queste considerazioni, risulta evidente che gli investimenti in ricerca e sviluppo rivestono un’importanza imprescindibile se il sistema agroalimentare italiano vuole restare competitivo nello scenario globale, nonostante l’eccellenza che contraddistingue il prodotto “made in Italy”.

L’industria alimentare italiana è dominata dalle PMI, e molto spesso si ha l’impressione che non ritengano necessario oppure non riescano ad investire in termini finanziari e di risorse umane per far fronte all’innovazione. Tale inabilità molto spesso è dovuta a carenti capacità a sviluppare autonome attività di ricerca e sviluppo, ma anche e soprattutto a creare partnership o individuare opportunità e strumenti che permettano di investire in tal senso.

A questo proposito, il decreto attuativo del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 27 maggio 2015 (GU n.174 del 29-7-2015) ha individuato le disposizioni per accedere al credito d’imposta.

Secondo il Decreto Ministeriale infatti, possono beneficiare dell’agevolazione tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo fino all’anno fiscale 2019.

Le agevolazioni coprono spese relative a personale altamente qualificato coinvolto in ricerca e sviluppo; strumenti e attrezzature di laboratorio; contratti di ricerca con università, enti di ricerca, e altre imprese comprese le start-up innovative; competenze tecniche e privative industriali relative a invenzioni industriali; certificazione contabile per le imprese non soggette a revisione contabile e prive di collegio sindacale.

In conclusione il credito di imposta può risultare un valido strumento per le PMI e non solo, indispensabile per investire in R&S ed essere maggiormente competitive in un mercato sempre più globale e proiettato verso l’innovazione tecnologica.

Dott. Claudio Capuozzo

Management Academy Sida Group

Area agroalimentare