Le giornate di molte persone sono scandite da ritmi frenetici che, inevitabilmente, portano a svolgere gran parte delle attività quotidiane a velocità sostenuta e quasi meccanica.

Per molti, uno di questi automatismi è il fare la spesa.

Correndo tra le corsie dei supermercati – accantonati alcuni brand della tradizione italiana che per taluni possono risultare troppo cari – si è portati psicologicamente a direzionare i propri acquisti verso quei prodotti che, per nome e packaging, richiamano la tradizione italiana ma che – di italiano – hanno nulla.

Si tratta del fenomeno – tanto discusso quanto attuale – dell’Italian Sounding: l’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano i suoni e i colori dell’Italia al fine di promuovere e commercializzare prodotti in realtà non riconducibili al nostro Paese.

A meno di un’attenta osservazione dei prodotti presenti sugli scaffali italiani, questo fenomeno è di maggior impatto nel momento in cui ci si ritrova a dover fare acquisti nei supermercati esteri – soprattutto dei Paesi Americani, asiatici e russi – e colpisce in misura preponderante il settore caseario e vinicolo (ne sono alcuni esempi  il Parmesan, il Parmesao, il Regianito, il Barollo, il Cantia, il Vinoncella, il Monticino).

Dalla ricerca di modalità per contrastare nel piccolo della quotidianità questa tendenza è nata l’idea di creare delle applicazioni che possano aiutare il consumatore ad individuare questi prodotti ingannevoli, dandogli la libertà di scegliere quale articolo prediligere, nella speranza che esso opti per un bene nostrano.

Una di questa applicazioni nasce da una startup toscana costituitasi solamente un anno prima (2014 ), e della quale prende il nome.

Dopo aver presentato il progetto ad Invitalia ed aver ottenuto l’approvazione e il finanziamento per iniziarne la realizzazione, nel Maggio 2015 – in concomitanza con l’apertura di Expo 2015 – la startup ha lanciato sul mercato l’applicazione.

Questa app è stata creata con lo scopo di aiutare l’utente a capire non solo se il prodotto che sta per comprare è stato prodotto in Italia, ma anche se le materie prima che lo compongono sono italiane e protette da denominazione.

L’utilizzo è molto semplice: una volta scaricata l’applicazione ed essersi registrati, basta avvicinare lo smartphone al codice a barre del prodotto d’interesse. Essendo stata creata con la finalità di smascherare i prodotti che tentando di riprodurre le caratteristiche qualitative del Made in Italy, nel caso in cui il prodotto in questione fosse un’imitazione, il consumatore potrà -attraverso l’app – segnalare il prodotto sospetto.

Più recente è invece l’applicazione sviluppata da un’associazione no profit che ha come scopo la promozione e la tutela del Made in Italy. L’applicazione, che ne porta il nome, attraverso un database di prodotti registrati grazie alla partnership di diversi associati consente di accertarsi dell’originalità del marchio preso in esame. Grazie ad un metodo di controllo attivo e non falsificabile, l’app assicura l’autenticità del riscontro.

Dell’app, disponibile sia per Android che per iOs ed utilizzabile anche all’estero, è prevista una versione aggiornata e migliorata per il mese di Marzo.

Queste sono solo alcuni esempi dei tentativi di contrastare l’Italian Sounding attraverso l’hi-tech e, essendo entrambe le app ancora molto “giovani” e all’inizio del loro percorso, necessitano indubbiamente di migliorie e perfezionamenti al fine di essere utilizzate con più scioltezza e di avere un database prodotti – a cui attingere –  più ampio.

Dott.ssa Elena Bighellini                                

Management Academy Sida Group, ISD – Istituto Studi Direzionali                                    

Area Agroalimentare