Oggi le nuove tecnologie offrono un ausilio in più alla coltivazione di prodotti qualitativamente superiori, riducendo al minimo la componente chimica e migliorandone la resa.
L’IoT (Internet of Things), infatti, permette agli oggetti non solo di “comunicare” con noi, ma anche di dialogare tra di loro attraverso sensori e chip intelligenti di minuscole dimensioni
che possono immagazzinare un enorme quantitativo di dati (Big Data) i quali, attraverso software dedicati, sono in grado di elaborare analisi, statistiche e previsioni molto affidabili.
Si prevede che entro il 2020 ci saranno circa 26 miliardi di oggetti collegati in rete nel mondo; in Italia il mercato IoT ha raggiunto nel 2016 i 2,8 miliardi di euro, il 40% in più rispetto all’anno precedente, e si stima che sono già 14,1 milioni gli oggetti connessi tramite la sola rete cellulare.
Dai risultati dell’Osservatorio Smart Agrifood promosso dal Politecnico di Milano e dall’Università degli Studi di Brescia, emerge che per il milione e seicentomila aziende agricole italiane, il tasso di informatizzazione si aggira attualmente intorno al 4%: una modesta diffusione di tecnologie digitali nell’agricoltura italiana, dunque, prevalentemente orientate alla gestione del dato nelle fasi di coltivazione, raccolta e semina. In particolare, queste tecnologie sono utilizzate per migliorare la resa delle coltivazioni, per ridurre l’utilizzo di acqua e fertilizzanti e per aumentare la produttività dell’azienda agricola nel rispetto della sostenibilità ambientale.
Le tecnologie abilitanti in agricoltura sono trasversali: dai sensori per la rilevazione di parametri ambientali alla mappatura geospaziale mediante droni, dall’uso di robot a supporto del lavoro umano all’applicazione di immagini digitali per la selezione del prodotto nel processo produttivo, fino ad arrivare a piattaforme evolute per il management e il marketing.
Invece le direttrici d’innovazione sul tema Smart Agrifood sono, senza dubbio,  l’agricoltura di precisione, la tracciabilità e la sostenibilità.
Di agricoltura di precisione si è discusso “ufficialmente” ad Expo 2015 ed è stata inserita come priorità nel Piano Industria 4.0 del Governo: l’obiettivo proclamato è quello di proiettare l’Italia ai vertici europei nel giro di cinque anni, aumentando gli ettari lavorati con tecnologie innovative dall’1 al 10% della superficie agricola coltivata.
Confagricoltura ha evidenziato come l’agricoltura di precisione, snodo tra ricerca e produttività, “permetta all’azienda di fare un salto di qualità grazie anche a sistemi di geolocalizzazione e di guida assistita dei mezzi meccanici, di mappature digitale del campo e di robotica applicata per colture e allevamenti”, mentre la Cia ha evidenziato la necessità di “sostenere la formazione professionale per introdurre figure specializzate nel mondo del lavoro e dell’imprenditoria agricola, a partire dai giovanissimi”; in questa ottica, il programma di alternanza scuola-lavoro può rappresentare un’ottima opportunità.
Dunque, l’agricoltura di precisione è il principale campo d’innovazione del settore e su di esso convergono tutte le tecnologie abilitanti. Tra i nuovi modelli di conduzione delle aziende agricole che hanno raggiunto un tasso di specializzazione molto elevato possiamo ricordare le mappe di vocazionalità e i droni: le prime, mediante l’incrocio di informazioni fornite da sensori e satelliti, rilevano informazioni ambientali (temperatura, umidità, grado di copertura delle foglie, etc.) utili ad orientare la scelta del tipo di coltivazione in un appezzamento di terreno;
i droni, invece, sorvolano i campi per acquisire informazioni che consentono di intervenire sul trattamento di ogni singola pianta.
Le altre due direttrici che caratterizzano il Digital and Smart Agrifood sono la tracciabilità e la sostenibilità: le caratteristiche del mercato stanno rendendo la tracciabilità un elemento strategico sia per preservare il valore dei prodotti da sofisticazioni, imitazioni e comportamenti devianti, che nelle azioni di marketing per promuovere l’interesse verso il prodotto dalla filiera produttiva alla singola azienda, dal marchio d’area al brand aziendale.
La sostenibilità, invece, apparentemente è uno dei timori dell’industria che vive il dilemma della scelta tra la sostenibilità ambientale e quella finanziaria. Ma l’importanza sempre maggiore della social responsability – anche in tema di brand reputation – e le misure stringenti in ambito di certificazioni, stanno spingendo la sperimentazione anche in questo aspetto della vita aziendale.
Ma come si può attivamente implementare l’innovazione digitale nell’Agrifood? Sicuramente Industria 4.0 e gli strumenti di finanza alternativa e innovativa rappresentano gli strumenti ideali per promuovere la trasformazione digitale nell’agrifood; inoltre, apparecchiature e macchinari digitali possono godere di incentivi fiscali e lo sviluppo ad hoc di software aziendale evoluto può accedere ai vantaggi del Credito d’Imposta.
In conclusione, una maggiore consapevolezza e cultura digitale farà compiere all’agricoltura italiana enormi progressi, sia in termini di qualità che di produttività, con indubbie ricadute positive anche nel settore export.

Massimiliano Scapparone                                                                                              

Area Formazione